Copritore
Gli antichi eh’ erano stati al caso diconoscere questa proprietà pel lungouso del rame e del bronzo, le qualitàde 1 quali sono presso a poco le stesse,impiegarono quest’ ultimo per coprirequei loro edifizii ai quali davano mag-giore importanza. Si sa che la cupoladel Panteon d’Agrippa a Roma è statacoperta di bronzo : intorno all’aperturapraticata nella volta per illuminare que-sto monumento, si vede anche oggi unorlo largo’6 piedi formato da lamine dibronzo di 5 linee e mezza di grossezza,unico avanzo della copertura antica, chesi è conservato perfettamente.
Il modo comune d’impiegare le laminedi rame per le coperture è quello di con-giungerle con doppie piegature che sisovrappongono da tutte le parti, e difermare ciascuna lamina con viti nascostesotto le piegature ; ma siccome questamateria si dilata facilmente nei grandi ca-lori, ed è più elastica del piombò, cosìle lamine dilatandosi strappano le vitiquando non si abbia la precauzione diadattare queste ultime in modo che l’ef-fetto della dilatazione non vi possa con-trastare. Perciò fa duopo che ciascunalamina non sia fermata da viti che dauna parte, e che dall’altra le piegaturepermettano al rame di dilatarsi e con-tiarsi a misura che varia la temperaturaatmosferica.
Si era coperto in questa maniera il disopra del portico della Chiesa di s. Gè-nevietla. Queste lamine erano riunite fraloro con pieghe a doppio ricoprimentopar impedire all’acqua di penetrare percommessure ; malgrado tutte que-ste precauzioni si scorse, dopo cinque osei aHi)i ; eli» l’acqua penetrava al di sot-to, senza potersi scoprire da dove. Tuttele giunture e la superficie parevano inbuona stato. Frattanto do po aver levatoqueste lamine di rame, si scopri un’inlì-Di i. Teca. / . VI.
le
Copritore 97
[nità di crepature che non comparivanopunto quando si erano messe a sito, e cheil calore avrà fatto aprire. E probabileche queste crepature provenissero da al-cuni granelli duri die avevano sfregiatoil rame riducendolo in lamine. L'effettodella laminazione aveva talmente riàvvi-cinato gli orli di queste crepature chenon si potevano distinguere, e la manie-ra con cui esse erano riunite, n.on la-sciando abbastanza libertà al gioco delladilatazione e della contrazione del me-tallo, avrà senza dubbio contribuito afarle aprire più presto.
Si formano queste coperture con Stri-sce disposte secondo l’indinazione, sul-le quali le piegature sieno alternativa-mente al di sopra e al di sotto per lecommessure verticali, e con una sovrap-posizione semplice per le commessureorizzontali, formanti legame fra loro.
Le coperture in piombo non si usanoche pei tetti di qualche grande edifizio.Così era fatta la copertura della Chiesadi Nótre-Dume di Parigi , e un tempo,quella della Chiesa di s. Dionigi di Fran-cia . Se ne fa uso per coprire le cupolee le parti dei tetti ai quali non si puòdare che pochissimo pendio.
Una copertura di piombo fatta beneè estremamente solida e durevole; ma èpesantissima ed assai costosa; oltre di chenei casi d’incendio ha pure l’inconve-niente di impedire che si possa avvicinarsiall’edilìzio per recarvi soccorsi immediati,come quando il tetto è di legname a ca-gione del piombo fuso che ne cola. Non ècosì pericoloso quando è posato sulle vol-te ; ma queste ne possono essere spogliateda un colpo di vento che lascii gli edifi-zii esposti all’intemperie dell’aria, coni’èavvenuto nella chiesa di s. Dionigi inFrancia e nel Salone di Padova . Nondi-meno spiegheremo il modo di farle nelcaso che se ne dovesse far uso.