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Tomo XX. [Supplimento.]
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foli, acciocché questi essendo poco torlipossano più agevolmente sostenere l’altatensione che dovranno subire nell’ulti-mo ooinmettaggio.

Il coniamolo nello stabilire i suoi tre-foli pel commettaggio dee ricordarsi chequesta operazione li accorcia in propor-zione al torcimento che si dà loro; quin-di è che questo accorciamento serve diregola pel grado di torcimento da darsi;la misura che sembra la più convenien-te sarebbe un quinto della lunghezzatotale; ma questa regola non seguesi mai,ed i cordaiuoli giungono ad un quartoe perfino a un terzo ; allora per conse-guenza i trefoli sono ben lungi dal darequei ri&ultamenti che se ne potrebbe ot-tenere ; le corde hanno invero una piùbella apparenza, ma a costo delle quali-tà loro più importanti. Allorché trattasidi una ansiera 1’ accorciamento può fa-cilmente determinarsi, potendosi collostorcimento .prodotto mediante un pesoricondurla alla lunghezza voluta, se pro-vò un eccessivo torcimento. Ma non èlo. stesso per le corde composte, poichéallora non si storce che la corda, ma ilegnuoli serbano l’eccesso di torcimen-to; adunque deesi calcolare il totale ac-corciamento fino dal principio dell’ope-zione. Accostumasi dividere questo ac-,coronamento per terzo, così per una cor-da di 6 metri l'accorciamento totale essendo di un quinto, sarebbe di un me-tro e due decimetri, e si avrebbe a oompartire dando o"*,8 di accorciamento ailegnuoli e o'",4 alla corda.

Quando i legninoli sono quattro o piùrimane al mezzo d’ una corda un vuotoche va crescendo quanto maggiore è ilnumero dei legnuoli, e che è d’uopo ri-empire. Sembrerebbe che si avesse adusare a tal fine di una corda, la forzadelta quale si aggiungerebbe a quella deilegnuoli, ma accostumasi invece di em-

Cobdà

piere questo vano di trefoli posti gli uniaceanlu agli altri e non torti, 1’ unionedei quali dicesi anima , e che si fa delialunghezza cui dee ridursi la muda, nonessendo l’anima assoggettata a vermi tor-cimento nè accorciandosi quindi meno-mamente. Coi principi! adottali finorache un moderato torcimento giovi allasolidità della corda sembrerebbe chequesti fili così riuniti dovessero aggiu-gnere minore forza di quello che farebbeuna corda, e sembra che i cordaiuoli perciò soltanto li preferiscano che l’esterno'della corda riesce più regolare. Dietro aquesti principii converrebbe dedurneche non si avessero mai a fare corde dipiù che tre legnuoli, dando piuttosto aquesti una grossezza bastante perchèdal loro commettaggio risultasse il dia-metro conveniente. Le esperienze peròcitate nel Dizionario mostrano che le cor-de a molti legnuoli sono assai più solideoltre all 1 avere una superficie molto piùliscia, ed essere quindi più scorrevoli edi migliore apparenza.

Erasi da alcuni proposto di fare lecorde tessendole a guisa di sacco sopraun telaio per evitare interamente'la tor-citura non si sa con qual esito.

Tutti questi risultamenti ne induco-no a credere meritevole di essere studia-ta la idea dei fratelli Landauer di Stut-gard, della quale parlarono i giornalidell’anno corrente (ì 838). Imaginaronoeglino ed ottennero un privilegio esclu-sivo per una nuova foggia di corde i cuitrefoli non sono torli e ravvolti gli un'sugli altri come all’ ordinario, nia unitiinsieme in direzione paralella e diritta.I saggi che se ne fecero provarono cheuna corda della circonferenza di un pol-lice e tre quarti, fatta in questa maniera,sostenne un peso di i 3 quintali senzarompersi, e che caricala poi d’ «u mag-gior peso spezzossi come se si fosse