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Tomo XX. [Supplimento.]
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Corì?o Corno i/}t

dividerne le parti. A poco a poco scom- barili ove possono conservarsi per qual-ponendosi vengono a presentare un ali- che tempo. Per lavorarle occorrono varie

mento alle piante, il quale, attesi i prin-cipii che costituiscono la base delle ugnee delle corna, deve certamente essereuno dei migliori.

Anche in Toscana non si fa conto senon sé da pochissimi delle corna e delleugne. E pure alcuni accurati agronomi,fra i quali nomineremo il Biechi, sonosiassicurati che forniscono un governo uti-lissimo per gli ulivi, e che conserva perpiù anni la loro attività.

( Boquillon—Beuzelio—Chevreul—Filippo Re — BabbaGe — 'De Volpi.)

Corno (Lastre di). Abbiamo piena-mente indicato nel Dizionario quantoriguarda la maniera di preparare le la-stre di corno ad uso della marina, edaccennammo l’invenzione di Rochonper fare lastre simili a quelle di cornocon tele metalliche, a maglie riempite digelatina. Aggiugneremo qui che Boivinebbe in Francia fino dal 1816 un privi-legio ora spirato, per fare lastre traspa-renti simili a quelle di corno per le lan-terne,. colla pelle del ventre della seppiadétta margotte dai francesi ; si può ve-dere il suo metodo nel T. IX delle De-scrizioni dei Privilegi esclusivi che sistampa a Parigi ; ne daremo un estratto.

Quella specie di seppia è assai comu-ne sulle spiagge della Francia , special-mente su quelle dell’antica Brettagna, epescasi ordinariamente in luglio e inagosto.

Dopo aver levata a questo pésce laPelle del ventre che suol essere grossaun dito, lavansi i pezzi ottenuti in acquamarina, poi lasciansi sgocciolare. In talestato sono molli a toccarsi, tranne daliato interno che è più resistente e che èquello che dee formare le Iastite. Quandoe Ci| ldo in capo d’alcuni giorni ammolli-s, onsi ; ed allora si ammucchiano entro

tinozze, nelle quali lavansi in acqua dolceche si cangia fino a che esca chiara. Nonsi giugne a rendere queste lastre traspa-renti che dopo un perfetto lavacro. Quan-do sono ben nette stendonsi in una stufaove vengono tenute tese mediante uncinidi legno o di ferro; poi riscaldasi moltola stufa per fondere la grascia, la qualea mano a mano che va scemando, la la-stra si assottiglia e diviene trasparente.Quando le lastre vennero cosi digrassa-te, mettonsi per alquanti giorni a mollein acqua chiara; e se contengono ancoradella grascia portansi nella stufa. Ripe-tesi questa operazione fino a che sianoabbastanza sottili senza essere fragili, ilche ottiensi fondendo e levando com-piutamente la grascia. Le lastre varianodi grandezza secondo la grossezza delpesce. Per lisciarle e dar loro un belpolimento comprimonsi trammezzo a pia-stre di rame ben polite, dopo averle co-perte d’una vernice di trementina pre-parata all’alcoule. Questa preparazioneconsiste nel fondere sulla cenere caldao a bagno-maria la trementina nell’ al-coole una parte del quale evaporasi. Pas-sasi per un pannolino affinchè la vernicesia chiara e pura, e se disciogliesi in que-sto miscuglio dell’ugna di cavallo le la-stre acquistano l’odore del corno e lotramandano nel bruciare. (Boquillon.)

Corno da polvere. V. fiaschetta.

Corno. Strumento da fiato notissimo.Abbiamo veduto nel Dizionario come selo costruisca e come riducasi al pari chegli altri strumenti da fiato ad un tuboad aria aperto ai due capi, il cui diame-tro va crescendo cominciando da unacerta disianza, e la cni colonna d’aria di-videsi in frazioni che vibrano separata-mente pel modo come si soffia. La cimadel tubo cui applicasi la bocca tiene un