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lo scopo di conservare la naturale bellez-za o di correggere alcuni di que’difetti chela deturpano. Noi però seguendo il me-todo stabilitoci pel piano generale diquest’ opera, non parleremo qui di queicosmetici che hanno un nome particola-re generalmente conosciuto, nè di quellila cui preparazione od il cui uso appar-tengono a qualche arte speciale. Così, peresempio, rimanderemo all’articolo pro-fumiere per quanto si riferisce alle acquearomatiche per la toeletta, ed a questoarticolo parimenti non che a quelli par-rucchiere, omo, pomata per quelle pre-parazioni che destinansi alla conserva-zione dei capelli, e dove parlammo se-paratamente di questi, abbiamo indicatoalcune maniere di tingerli ; all’ articolodentifricio abbiamo rimesso quanto spet-ta alla nettezza e conservazione dei den-ti ; all’articolo belletto trattammo deicosmetici compresi sotto quel nome; fi-nalmente agli articoli aceto e sapone po-trà rinvenirsi quanto spetta alla prepa-razione di quelle sostanze di dette classiche pfer la loro bellezza, pel loro gratoodote o per le particolari proprietà che lo-ro si attribuiscono spettano alla toeletta emeritansi d’essere compresi fra i cosme-tici. Ne rimane adunque a parlare nelpresente articolo di quelle preparazioniche si destinano a conservare la bian-chezza e la morbidezza della pelle, acancellarne le macchie, ed a farne spa-rire le rughe ; e di quelle che servono atogliere l ingrato odore dell’alito in com-pimento di quanto dicemmo all’ articoloantiozenico.
L’ Europeo ripone la bellezza dellapelle nella bianchezza, sicché 1’ alaba-stro, la neve e l’avorio sono le similitu-dini ripetute generalmente dai poeti peresprimere la bellezza di un colorito. AjRoma, una bella pelle era tenuta in tantopregio, che per renderla tale o con-;
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servarla, le donne romane si sottomet-tevano di buon grado allo strano in-comodo di tenersi coperto il viso duran-te la notte e buona parte del dì con unapasta densa, che staccare non potevasisenza molto disturbo e dolore. Questocosmetico dicevasi immaginato da Pop-pea, e consisteva in un miscuglio di fiordi farina, di miele e di latte di asina bol-liti insieme, che applicavasi sul viso nel-la notte, e lavavasi la mattina con latteintiepidito. Molte dame romane e la stes-sa Poppea solevano lavarsi più volte algiorno col latte d’asina, cui attribuivansile più alte virtù cosmetiche. Del resto,senza andar a cercare gli esempii dellastoria antica, se ne troverebbero al cer-to anche nella moderna , in maggiornumero forse, e ancora più stravaganti.
Le materie che s’impiegano per ren-dere la morbidezza alla pelle, e mante-nere la freschezza di essa , sono so-stanze untuose, come gli unguenti, ov-vero contengono materie astringenti diloro natura, come gli acidi prodotti dal-la combustione o nell’asciugarsi scema-no di volume, e tali sono le soluzioniresinose coll’alcoole o contengano la fe-cula cotta; così le squamine, che com-pongono la cuticola sottoposta, vengonoallora ad un contatto più stretto unifor-me, e sembra, che la pelle, atteso questosoccorso riceva una certa quale consi-stenza e freschezza. Le sostanze untuosepoi levano la ruvidezza alla pelle tuttele volte che ad essa si applicano corpidi simil indole, essendo sdrucciolevoli elubriche rispetto ai corpi che vi si p°P"gono insieme a contatto.
Senza affaticarsi a frugare nelle visce-re della terra, la natura ci porge allasuperficie di essa i cosmetici più prezio-si, perchè più innocui.
Quel sugo che la vite emette quandosi sente troppo robusta, raccolto in un