Cotogno
piantonaie ; ma ha bisogno <1* essere la-sciato due anni nel luogo della seminaprima di poter èssere trapiantatoio pian-tonaia, ove resterà poi altri due anni,prima di ricevere l’innesto, e tre o quat-tro se si vuol trapiantarlo senza questomiglioramento.
Questa lentezza nel creseimento delcotogno proveniente dai semi, e la diffi-coltà di potersi provvedere a sufficienza(li questi semi, fa sì, che questo mezzodi riproduzione non viene che ben dirado adoperato, benché preferibile, amotivo della bellezza e della durata de-gli alberi che ne provengono.
Naturalmente, o pel solo effetto delleferite che si fanno alle radici dei cotogniriservati per le loro frutta rivoltandola terra ove si trovano, spunta una gran-de quantità di polloni che di là si leva-no ogni inverno e si pongono in pianto-naia ; ma siccome questi non bastano aibisogni del commercio, così in tutte legrandi piantonaie sacrificasi un certonumero di vecchie piante, il tronco dellequali tagliasi a fior di terra, unicamenteper procurarsi un numero maggiore dipolloni.
Le margotte del cotogno difficilmenteprendono radice, e per conseguenza so-no di raro adoperate.
Le barbatelle, all’ opposto, riesconoquasi sempre, quando sono fatte in unsuolo fresco e leggero, e questo è il■nezfco della sua riproduzione usato piùfrequentemente. In tali operazioni biso-gna sempre preferire il cotogno di Por-togallo , e conservare un tallone di legnodi due anni al ramo che si mette in ter-l ' 1 ' Queste barbatelle, che si fanno allabne dell’ inverno, riprendono quasi sem-ine alla fine della primavera ; ve ne so-110 però di quelle che non riprendonoj ,r ima del succhio di autunno. Le une ee altre si levano in primavera, per por-
CoTOGNÙ 1 I 3
le in piantonaia a i5 o 18 pollici di di-stanza, e poi innestarle sovente nell’au-tunno dello stesso anno, o al più tardi,in quello dell’anno seguente. Con questomezzo si guadagnano per lo meno dueanni, e spesso anche tre sopra i pianto-ni derivanti dal seme, ciò che serve adeterminare i coltivatori di piantonaie, iquali non agiscono che per interesse, apreferirlo.
La coltivazione dei cotogni, come al-beri da frutto, è assai limitata, ad ecce-zione dei contorni di qualche città, ri-putata per la buona fabbricazione dellesue conserve, ed in generale se ne ve-dono soltanto alcune piante nei giardinipiù ricchi di alberi.
La raccolta delle cotogne vien fatta,quando non si abbia motivo di temerele gelate, dopo quella di tutte le altrefrutta : migliorano esse col rimanereconservate dopo la raccolta altri quindi-ci giorni sulla paglia ; passalo però que-sto tempo, bisogna servirsene, perchèsono facili a guastarsi ; bisogna egual-mente allontanarle dalla stanza dellefruita dove renderebbero I’ aria viziata,caricandola del loro odore, e deporle inun locale ventilato, essendosi dato il ca-so di vedere delle persone cadere insincope, per essere entrate improvvisa-mente in un luogo chiuso, ove si con-servavano le cotogne.
Molti vi sono quindi che sentono disgu-sto, ed anzi tollerare non possono l’odo-re troppo forte delle cotogne, che montaloro alla testa : il loro sapore è acido edacerbo nel tempo stesso, pel che crudenon sono quasi mangiabili, ond’ è cheadoperate sono per lo più a farne gela-tine, composte, conserve e soprattutto,pastiglie secche, dette cotognate, liquo-ri da tavola, ec. Se ne fa anche un usofrequente in medicina, ove sono consHderate per astringenti.