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Tomo XX. [Supplimento.]
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2i4 Cotone

l)a quanto fin ora si è eletto sembre-rebbe, che il cotogno dovesse essere unalbero poco importante, e cosi sarebbese gli amatori della coltivazione d’ ariaosservato non avessero, che il pero in-nestato sopra il cotogno è più sollecito afruttificare, si alza meno, e si presta perconseguenza con maggiore facilità allapotatura che quello innestato sopra ilpero domestico, e più che quello inne-stato sopra il pero selvatico.

Herry diqe che molte qualità di perinon si possono innestare sul cotogno,come il sdiviati , il bnon-cristiano d' e-state muschiato , il butirro d'Inghilter-ra, la bergamotta silvana, il betzìd'l.Ie-ri, la bergamotta <T Inghilterra, la ge-losia, la rossolina, la meraviglia d' in-verno, il betzì di Quenois, la pera Fran-cesca, la pera di libbra, il cipollone elo spelato non riescono sul cotogno chenei terreni buoni.

L’innesto sul cotogno si pratica quasisempre ad occhio chiuso, sei pollici so-pra terra e sopra soggetti della grossez-za tult’ al più del dito mignolo. Torne-remo su tale argomento all’articolo pero.

(Bosc.)

COTOGNUOLO. Y. cctignoi.o.

COTONARIO. Aggiunta delle pian-te, le cui foglie sono coperte d’ una la-nuggine simile al cotone.

(Alberti.)

COTONE. La immensa importanzadi questa sostanza pel commercio e perle arti odierne cui essa dà origine, ren-dono di sommo interesse quanto la con-cerne, e perciò ne tratteremo più a lun-go che non siasi fatto nel Dizionario ,dividendo per chiarezza maggiore que-sto articolo in varie parti e parlando se-paratamente della Coltivazione del coto-ne, degli Usi di esso e delle differenti sueQualità. Delle varie preparazioni cui siassoggetta nelle arti, dobbiamo, secondo

Cotone

il piano di quest’ opera, trattare in arti-coli separati.

Coltivazione del cotone. Il cotoneera noto ai Greci ed ai Romani ; e Pli-nio ce Io descrive come nativo di quellaparte d’Egitto che confina coll’Arabia .Quest’arbusto, dic’egli, è piccolo e pro-duce un frutto simile a quello della no-ce barbala, dalla cui lanuggine internasi trae un cotone finissimo. Di questamateria amano grandemente i sacerdotiegiziani che sieno tessute le preziose lorovestimenta.

E assai malagevole il determinare qualil'ussero le specie precise conosciute dagli !antichi, e di cui intende parlare il prin- icipe degli storici naturali. Sembra però, idice Gruvel, che essi ne conoscesserodue ed anche più specie, delle quali unapiù alta a foggia di frutice, eh’ era ap-punto naturale all’Egitto , e forse la stes-sa che da gran tempo si coltiva in Ispa-gna, e 1’ altra più bassa che mette moltigermogli erbacei, coltivata nell’ Asia Mi- \nore, nella Persia e nelle altre provinoledi Levante. E probabile, soggiunge egli,che quest’ ultima specie sia stata intro-dotta dai Greci in Italia . Sopra di cheesporremo una nostra, forse male fon-data, opinione, che anche i Veneziani abbiano avuta una gran parte nell’ in-trorlucimenlo del cotone in Italia , comequelli, che essendo padroni di Cipro ,ne aveano vigorosamente dilatata e mi-gliorata la coltivazione in quell’isola, co-me asserisce il Mariti ne’ suoi viaggi.

Ciò pur anco deduco da un erbario ma-noscritto che si consèrva nella regia Bi-blioteca di San Marco in Venezia . Equesta una bell’opera in cinque volumifatta per mano di Pierantonio Michielpatrizio veneto , che fiorì verso 1 annoi 545, il quale presiedette alla fondazio-ne del pubblico orto di Padova , il p rl "ino che si aprisse in Europa . Nel primo