Cotone
Coll 1 aratro o colla vanga, dipendendoanche questo punto dal terreno e dagliusi del paese. Qui da noi, ove la terravuole essere smossa profondamente eresa sciolta e leggera, gioverà assai l’ado-perare la vanga, dal cui lavoro aerassiun altro non men calcolabile profitto.Poiché cominciando a vangarsi il campoalla parte della maggior elevazione, eportando il vangatore sempre verso diquella le zolle divelle, ne viene che ilsuolo riceve maggiore pendio e conservala, tanto al nostro campo necessaria, col-mata, locehè non si ottiene coll’aratro,il quale invece porta la terra all 1 ingiù,e tende ad appianare la superficie. Nel-l’isola di Malta, in Sicilia e in Calabria sidanno alle terre coltivabili a cotone 4 efino a 5 arature dal novembre sino all’a-prile precedente alla seminagione : nonne prescriviamo un tal numero ai no-stri cultori ; avvertendoli bensì , chea due essenziali divelti, cioè il primodi cui parlammo, ed il secondo all’attodella letamatone, di cui siamo per dire,se avranno l’agio e la stagione opportu-na, gioverà loro aggiungerne un terzo;ne ritrarranno il compenso nell’aumentodel raccolto.
Lo scrittore dell’Enciclopedia parlò as-sai poco della qualità dei letami che ri-°erca il cotone e del tempo convenienteper ispargerveli. Il Berlinghieri sembradisposto a proferire il leggero e polverosoa quello precedentemente fermentato,e fra1 concimi animali fe’parola del solo sterconmano mescolato e diseccato coll’arena,usato in tal guisa, die 1 egli, dagli abitantidella China e del Malahar. Favi servissidel concime di cavallo e di vacca ben di-8 eri to, ma adoprollo soltanto all’ attodella seminagione, e non in autunno enel verno.
Fermo il principio che nel clima d’I-taia la vegetazione ilei cotone debba ac-
Cotone a ì g
celerarsi ed accrescersi coi sussidii del-l’arte, e che col mezzo di questa giun-gasi ad ottenere ciò che nelle calde re-gioni è frutto spontaneo della natura, neviene di legittima conseguenza, che fud’uopo concimarlo collo stabbio il più ca-loroso che s’abbia, specialmente nellenostre terre che peccano in frigidità.Questo, per detto d’ ogni agronomo, èil letame di cavallo, e noi di questo sta-gionato e confetto ci vaieremo a prefe-renza di ogni altro fimo, spargendolo innovembre o dicembre dopo la primavangatura o aratura , distribuendoloequabilmente sul campo, sicché ne restiogni angolo bonificato, e coprendolo to-sto con un secondo lavoro di vanga ovomere, ad oggetto che s’ immedesimicolla terra, fermenti internamente, e lascaldi e renda soffice e molle, men-tre il gelo dominerà superiormente. Inmancanza del letame di cavallo sceglie-rassi quello di pecora, che per caloretiene il secondo luogo, e poi gradata-mente ogni altro concime. Accenna ilBerlinghieri come ottimi governi al cotonela calce, la cenere ed il terriccio di fo-gne , fossi o torrenti: consigliamo diusare la prima ne 1 terreni forti e tenaci,ai quali gioverà parimente il miscuglio disabbia grassa, e di rottami e calcinacci.
lleso saturo il campo con questi mez-zi, vedrassi di cogliere i più opportunimomenti in gennaio o febbraio, ed an-che al principio di marzo per rimuoverenuovamente la terra: avendo però lagenerale avvertenza di non por mano inessa quando la si conosca umida di so-verchio, perchè lavorata in tale stato ar-rabbia e diviene intrattabile, come diceelegantemente il toscano Davanzali.
Dal tempo e modo della seminagio-ne. Parleremo in primo luogo del tempo.Sono varie, intorno a questtf punto, leopinioni degli scrittori, e le pratiche nei