Cotone
turila; metodo che abbiamo dovuto se-guire nel 1810 con una terza parte delcotone raccolto pel sopraccennalo mo-tivo delle incostanti stagioni dell’ an-nata.
E superfluo avvertire, esseudo trop-po ovvio a chiunque il conoscerlo, cheseparate dalle bocciuole perfettamentemature devonsi tenere quelle incom-plete e immature, perchè inferiore d’as-sai è il cotone che si estrae da quest’ul-time, sì pel colore che non è candidoquanto quello delle prime, una rossiccio0 brunetto, sì pel tiglio che riesce menconsistente e più corto, e che vien de-stinato a più volgari lavori, come purepel seme che, come abbiamo detto disopra, non è atto alla germinazione.
Anche le coccole che si raccolgono ma-ture e scoppiate sul gambo (tra le qualile primaticce son le migliori ) esigono danoi delle cure dopo il raccolto : cioè fadi mestieri distenderle su appositi gra-ticci in luogo ventilato ed asciutto, e neidì lucidi e chiari tenerle soleggiate edesposte al mezzo giorno, affinchè fini-scano di prosciugarsi.
Ciò ottenuto, si passerà a sprigionaredai secchi gusci il pregiato e candido co-tone, agevole e gradito lavoro in cuispecialmente il bel sesso troverà un dolcetrattenimento nelle notturne veglie in-vernali. Se non che troppo lunga, e per-ciò dispendiosa riuscendo 1' altra opera-mene successiva di estrarre i semi dallapeluria, locchè finora da noi coltivatori"stretti di questa pianta si è fatto mate-rialmente a mano sulla poca quantità diditone raccolto, si renderà necessario,come osserva saggiamente Favi, che di-latala una si interessante coltura, siaProvveduto ogni sperimentatore dell'ap-l ll, sita macchina detta mulino da cotone ,con cui si accelera mirabilmente siffattolu'oro. Giudichiamo quindi opportuno
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di riportare qui tradotta dall" Enciclope-dia la descrizione ili questa macchina.
» Si separano le semenze o grani delcotone dalla peluria rinchiusa nelle boc-ciuole con una.$emplicissima operazione.Non si tratta che di far passare il cotonefra due piccioli cilindri d’ un legno du-rissimo, situati orizzontalmente 1 un su-ina l’altro a sì poca distanza che i graninon vi possano passare frammezzo. Que-sti due cilindri sono sostenuti da due pic-cioli ritti piantati solidamente su d' unatavoletta che si lieu sui ginocchi. Siadatta un manubrio all’ asse del cilindrosuperiore per farlo muovere. Quest’ oc-cupazione serve di passatempo alle don-ne maltesi : a misura che un seme sipresenta tra i due cilindri esse hannocura di staccarlo colle dita. »
Ilumfio dice, che i semi si scuotonodalla lanuggine per mezzo di una bac-chetta forcuta e pieghevole, mettendo aparte i semi più grossi i quali servonoper semente.
In terra di Bari ne adoprano una,formata essa pure di due cilindri, aventiad una estremità dei solchi spirali. I ci-lindri sono messi in moto da un manu-brio. Viene chiamata manganello. Questemacchine però non sono mollo perfet-te, e si è pensato di sostituirvene altrepiù esatte, come è quella che si vedenelle fig. 1, 2, 3 e 4 della Tav. dellaTecnologia .
Questa macchina, la cui prospetti-va vedesi nella fig. x, chiamasi mulinoa cilindri. Questo mulino è compo-sto di un telaio A (fig. 3 ), di una ta-vola B, di un traverso I)D paralelloalla tavola , e di altri tre traversi E,che posano una delle loro estremità so-pra DI), e l’altra sopra un lato del te-laio. I cinque piccoli ritti F sono fissifra la tavola ed il traverso DI). Han-no un incavo pel quale passano duo