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Tomo XX. [Supplimento.]
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Cotone

tarla del Giappone e della Corea è com-posta della sostanza medesima; quest’ultima è fortissima, molto liscia e d’ unagrande dimensione : viene adoperata spe-cialmente per la pittura e per fare l 1 uf-fizio delle invetriate sulle imposte dellefinestre.

Gl’ Inglesi del Bengala si servono,come i Cliinesi, della carta di cotone,non solo per iscrivere, ma anche perstampare dei libri ; e l 1 Europa chetonsuma attualmente una quantità gran-de di telerie di cotone può trovare peicenci provenienti da essi una materiapreziosa per la fabbricazione della suacarta.

Il cotóne sostituito viene alle pellic-ce in China ed anche fra noi ; di fattouna ovatta di cotone introdotta fra duepanni sottili di lana, conserva il calorequasi quanto le migliori pellicce ; e per-ciò se ne fanno anche de’ sacchi per te-nervi caldi i piedi, delle vesti da camera,delle sopravvesti, ec.I Tartari si servonod una grande quantità di cotone per far-ne i loro cafetani , ossia giubbe, desti-nando a tal uso quello di qualità infe-nore. Se ne fanno materassi, cuscini dasofà ed origlieri alle Indie Orientali, inPersia ed in quasi tutti gli altri paesi°v’è diffusa la coltivazione del cotone.

Il filo del cotone serve a cucire, aricamare, e sopraltulo a formare i luci-gnoli delle candele e delle lampane : eper tal oggetto è preferibile a qualunque■dtra sostanza.

Va rii vantaggi economici e inedieisi possono anche dai semi del

trar

’one, al dire di molti autori che troppolungo e inopportuno sarebbe qui ripor-lar e minutamente. Alle Indie si mangia-no cuocendoli in minestra, e se ne fan-no emulsioni refrigeranti per le febbriadenti. Da questi grani traggono i Giap-ponesi dell’olio che adoperano per man-

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giare e per ardere. Si impiegano in al-cuni paesi per ingrassare non solo ipoi-li, ma eziandio gli altri bestiami, perfinoi buoi, i cavalli ed i muli. Abbiamo pro-vato anche noi di darne a’ polli qualchepicciola quantità e conoscemmo che ligradirono assai.

Tutti questi moltiplici usi «lei cotoneprovano quanto sia preziosa questa so-stanza, e non è da stupirsi, se appenascoperte le due Indie abbiano gli Euro-pei premurosamente introdotta la colti-vazione del cotoniere nelle loro colonie,stabilendo anche nella loro patria le ma-nifatture del cotone. Tutto quello che siconsumava in Europa innanzi alla spe-dizione di Cristoforo Colombo , proveni-va dalle Indie Orientali, dalla Persia ,dall’Asia minore e fors’anche dall’Arabia e dall’Egitto . La fabbricazione delle te-lerie di cotone era conosciuta nelle Indielungo tempo innanzi al principio dellanostra era volgare : i Portoghesi , che fu-rono i primi a scoprire quelle regioni,accrebbero l'importazione di questi tes-suti in Europa senza cercare perciò «liimitarli ; gli Olandesi , dopo di aver tol-te ai Portoghesi la maggior parte delleloro colonie, continuarono lo stesso com-mercio, e stabilirono inoltre nel loroproprio paese, verso la fine del sedicesi-mo secolo, delle fabbriche di telerie dicotone, l’ uso e le ricerche delle quali siandavano ogni dì più aumentando. Daquel tempo in poi questo genere d’in-dustria si è prodigiosamente diffuso, edattualmente si trova in attività in quasi[tutte le parti d’Europa . Gl’ Indiani niti-da cangiarono nelle loro pratiche di que-Jsta loro manifattura da due o tre mila[anni a questa parte, impiegandovi sem-pre gli stessi mezzi e gli stessi stromenti,coi quali, osservabili per la loro semplici-.tà, ottengono tessuti di una finezza in-credibile. Gli Europei, meno destri sen-