246 Covone
COVA, .«licesi il guscio «Iella testug-gine (V. questa paiola). (Alberti.)
Cova. Fascio di biade o di fieno.
(Gagliardo.)
Cova . Tenuta di varie possessioni.
(Alberti.)
Cova , per covatura (V. incubazione).
(Alberti.)
COVARE. Lo stare degli uccelli sulleuova per riscaldarle acciocché nascano.(V. incubazione). (Alberti.)
Covare. Si dice anche dell’acqua sta-gnante che non ha esito e sta ferma.
(Voc. della Crusca).
Covare s’usa figuratamente in due si-gnificati diversi, o piuttosto contrari,perchè volendo dire, che una casa, o al-tro luogo sia basso, rispetto a luoghi, ched’ intorno gli soprastanno, dicesi che co-lia, cioè che è più bassa degli altri, forseperchè le galline quando covano stannoacquattate e basse ; e cosi d’una fabbricasi dice anche che coca, quando non haaltezza proporzionala alla sua larghezza.«Ma siccome le galline soprastanno alleuova che «la esse sono covate, così po-nesi anche talora covare per istare di so-pra od essere più eminente.
(Alberti.)
COVATA . Quella quantità d’ uovache cova in una volta l’uccello.
(Alberti.)
Covata. Si dice pure l’annua produ-zione della vite. (Gagliardo.)
COVERTA. Il palco o parte supe-riore della nave, cioè quello ove si ma-novra, e che non è coperto da altroponte. (Voc. della Crusca).
COVO. Grosso fascio di paglia che sifa raccogliendo e leganilo insieme unacerta quantità di monne ossia di mani-poli già mietuti. (Gagliardo.)
COVONE. In questi ultimi tempi siè molto discusso intorno alla quistione,di sommo interesse pegli agricoltori e
per quelli cui servono i cereali, se giovio no tagliare «piesle piante prima chesiano affatto mature e lasciarle sul camporidotte in covoni. Esaminando tale qui-stione sotto un punto di vista generalesi è tosto sorpresi al vedere come v’ ab-bia una specie di contradilizione fra ipartigiani delle varie ipotesi emesse intale proposito. Così queglino stessi chevantano la biada tagliata prima che siamatura e che deesi per conseguenza la-sciare in covoni, si oppongono vivamen-te al trattare in tal modo 1’ avena. Alcontrario «juidli che più ostinatamenteinsistono a lasciare 1’ avena in covoni,non tagliano i loro frumenti se non cheallora quando sieno giunti al maggior gia-llo di maturità. Avuto riguardo soltantoai cangiamenti atmosferici sembra chequelli i quali lasciano in covoni 1’ avenaagiscano meno riflettutamente degli al-tri, poiché egli è appunto al momento«Iella mietitura dell’ avena che le piog-gie cadono in maggior copia, e impedi-scono che si possano riporre i raccolti.Quindi è che per questo grano convieneapprofittarsi del bel tempo tosto che eisi presenta.
Applicando alla riduzione in covonile leggi della fisiologia vegetale, si vedeche il maturamente si compie indipen-dentemente dalla vegetazione : per que-sto riguardo 1’ uso dei covoni si fonilasu di un giusto principio e l’errore con-siste soltanto nell’ applicazione di esso.Tutti sanno che 1’ orzo posto in covoninon conserva più quella tinta fulva e pu-ra che ne costituisce il merito ; che l’ave-na abbandonata alle intemperie dell’ at-mosfera perde quella lucidezza che ìn-dica un grano ben conservato ; che benespesso un odore di muffa mostra il c >ù'livo stato di essa e che ad ogni modo ilcolore fosco del grano ne scema sempreil valore agli occhi del compratore. Se