aGS Crisalide
un quarto d’ ora, dopo l’incominciataoperazione, acciò ne esca l’umidità pro-dotta dai bozzoli, ed abbiamo poi mu-nito il foro posteriore di un imbuto persubito dopo farvi passare per entro apoco a poco un boccale d'acqua, la qua-le evaporandosi tosto lascia sempre unaatmosfera umidissima. Passata un’ora erinnovandosi l’inconveniente, è pur d’uo-po di togliere una seconda volta 1’ umi-dità col rinnovare simile pratica. Così senel cessare l’operazione, ossia dopo dueore dacché s’introdussero i bozzoli, siaprisse nuovamente il foro posteriore, el’anterior superiore, e quindi per dieciminuti si continuasse a lasciarvi dentro »bozzoli, si estrarrebbero ài certo dallastufa maggiormente asciutti di quello chesi cavano ordinariamente e questo ser-virebbe assaissimo per guardarli dall’ u-mido che genera tanto facilmente la muf-fa. Nei giorni umidi poi si manderà perentro mezzo boccale d’acqua soltantoinvece di uno, e nel fine dell’operazionesi lascieranno più lungamente aperti ipiccoli fori perchè di più si asciughino ibozzoli.
Il fuoco dovrà sempre farsi regolar-mente e si baderà che la stufa abbia enon oltrepassi mai i 6o° a 70 0 gradi deltermometro reaumuriano, perchè un mi-nor grado troppo prolunga l’operazione,ed un maggiore la rende più incerta, edessicca troppo il tessuto e la gomma cheIo unisce : anzi questa si rende per essopiù difficilmente solubile.
Il togliere più o meno presto i boz-zoli dalla stufa è argomento di moltaentità : chè se poco si lasciano nasconomolte farfalle, e se di troppo il tessutone soffre. Varia è pur l’opinione sul gra-do di calore da usarsi, e, conseguente-mente, sul periodo di tempo per cui visi devono sottoporre i bozzoli. Lasciateda parte le contestazioni ci permettiamo
CniSALIDE
di riportare il risultamcnto della nostrapratica, cioè che essendo il calore da 64°a 66° vi si richiedono due ore e mezza,essendo da 66° a 70 0 due ore, e porta-to il grado sino all’ebollizione dell’acquabasta un’ofa. Alla miglior ri uscii a dellaoperazione servono i primi stabiliti gra-di di calore, i secondi la rendono piispiccia senza che si appalesino sensibilialterazioni nei bozzoli, i terzi poi sonocertamente dannosi. Nel caso nostro cre-diamo quindi di suggerire i secondi gra-di : avvertendo che per la prima e perl’ultima cotta, o sia per ogni volta che siaccende e si smorza il fuoco, si lasce-ranno più lungo tempo i bozzoli nellastessa, secondo che più o meno rapida-mente crescerà o declinerà il calore.
Finalmente prima di levare i bozzolialtri se ne saranno apparecchiati in al-trettanti canestri, e due saranno gli uo-mini che si accingeranno a farne lo scam-bio, uno che tolga le ceste contenenti 1bozzoli già soffocati, e l’altro che subitosubito ne rimetta delle altre piene dibozzoli le cui crisalidi sono ancor vive efaccia mano a mano girar l’albero : ed equesta operazione che, con quest’alberoe a questo modo, fassi il più sollecita-mente possibile.
Levati i bozzoli si lasciano raffredda-re in luogo ventilato ed entro le ceste, enon si portano subito nella bozzoliera( così chiamiamo lo stanzone ove ripon-gonsi i bozzoli ), come praticasi pressoche sempre, avvegnaché il calore chespandono, insieme alla soverchia umiditàfavorisce grandemente lo sviluppo degliinsetti che li danneggiano, e principal-mente del mangiapclle lardarlo c he tan-ti guasti apporta a questa nostra der-rata.
Parrà certo il metodo nostro alquantacomplicato, troppo dispendioso ed offerente forse pochi vantaggi sugli altri fi n °