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1’ ottone. Verncr applica questo nomealla sostanza chiamata da Hauy cimoea-no ( Y. questa parola ). De la Métherieapplica pure un tal nome ad una varietàdi topazio giallo pallido.
(Brongniart—Castelli —G.**M.)
CRISOCERAUNIO. V. ORO fulmi-nante.
CRISOCOLLA. Quella materia chele acque menano e distaccano dalle mi-niere di rame, d'oro, d’argento, di piom-bo, e che era aderente al metallo.
(Alberti.)
Crisocolla. Questo nome che signifi-ca colla d’ oro, è stato applicato dagliantichi ad una sostanza verde e renosache adopravano per saldare l’oro, comefacciam noi col borrace. Alcuni antichinaturalisti applicavano pure questo no-me al borrace stesso ed al rame carbo-nato, volgarmente verde montano. Ver-ner ha dato questo nome di crisocollaad una varietà di rame malachite (V.Rame ). (Brongniart.)
CRISOGRAFIA. L’arte di scrivere inlettere d’oro. Questo genere di scrit-tura usitatissima un tempo, massimenei titoli o frontispizii dei libri e nellegrandi iniziali, sembra essere stata ado-perata da un epoca assai rimota ; i piùantichi manoscritti presentano questaspecie di lettere formate coll’ applica-zione dell'oro, e si fa singolarmentemenzione dei crisografi o scrittori diqueste lettere nel corpo della Storia"Bizantina. L’ uso delle lettere d’oro eraassai comune verso il quarto e il quin-to secolo, e bellissimi ésempii se ne pos-seggono nelle principali biblioteche diEuropa e particolarmente in quelle cheappartennero ad alcune società religiose.Pretendevasi da taluni che 1’ arte deliacrisografia fosse in oggi perduta, il cheperò non è vero altrimenti, conoscendosimoderni lavori di questo genere che non
Crisografia
hanno nulla da invidiare agli antichi insolidità nè in bellezza. Ne gode quindi1 animo di poter qui registrare i metodiseguiti da uno che ne mostrò 1’ utilitàcolla pratica, i quali, salvati mercè le cu-re di provvido Governo dal perire colloro inventore, possono compiutamenteistruire quelli che volessero darsi adoperazioni siffatte.
Pietro Ciatti, uomo assai destro e col-to, avendo a riattare parecchii codici nel-la biblioteca Laurenziana di Firenze tro-vossi spesso nel bisogno di decorare dinuovo alcuni di questi con arabeschi elettere dorate e vi riuscì in maniera chequelle da lui fatte punto non cedono al-le antiche di splendore e bellezza. IlGoverno della Toscana , premuroso diconservare ciò che il Ciatti chiamava ilsuo segreto, cioè il frutto de' suoi mol-tiplici tentativi per rinvenire an’arte chesi reputava perduta, n’ebbe la notizia dalCiatti vicino a spirare, ed accordato a luied alla famiglia sua generosa ricompensa,ordinò che a comune vantaggio i suoi me-lodi fossero pubblicati ; e noi quasi conle sue stesse parole ora li trascriviamo.
Ben già si comprende che lo splendoree la durata delle scritture e dei fregii dora-ti in carta o in pergamena, col rilievo cheavevano gli antichi non da altro dipendeche dal disporre sotto all’oro uno stratodi materie che tenacemente il ritengano,che riescano cedevoli al brunitoio chedee dare il lustro al metallo,e che resti-no sempre flessibili quanto la carta ed ilmetallo. Questo ne pare dover esserel’artifizio usato dai Cinesi per dorarequelle sottilissime strisce di carta che sivedono frammiste in alcuni dei loro tes-suti, e che lasciano incerti chi li vede seo no siano tenui laminette di vero metallo.
Ecco due metodi che nelle belle ope-re del Ciatti perfettamente riuscirono.
Si comincia dalla preparazione del