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Tomo XXI. [Supplimento.]
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522 Erpice

I due carretti formati da queste dueruote sono adattati ai pettini con viti, eportati da due grandi ruote ; servono :i,° a trasportare la macchina ; 2. 0 a ca-ricare i pettini quando occorre, innal-zando, e fissando i carretti mediante duepiccole incanalature di legno poste sul-la quarta traversa;3.° a sbarazzare i pet-tini dalle erbe cattive che hanno raccol-te nel loro lavoro. Si ottiene questo ef-fetto innalzando i pettini mediante unverricello,sul quale ravvolgonsi le coreg-ge : allora bilicasi il pettine e si fa caderetutto ciò che strappò e portò seco.

L’erpice leggero non ha che due filedi lamine di ferro, ma tutta la parte po-steriore dell’ intelaiatura è guernita diminuti rami d’ albero intrecciati che so-no fissati mediante due traverse che sicaricano d’un peso, il che produce l’ef-fetto del cilindro. Questo erpice tieneanch’ esso tre piccole ruote scorrevo-li in iscanalature che servono a regolarela profondità cui vogliono introdursi lelame. Finalmente tiene anoh’ esso i suoidue carretti e due grandi ruote che ser-vono agli stessi usi di quelle dell’ erpi-ce pesante.

Ogni pettine ha una chiave di ferroa due teste, che serve ad aprire i da-di delle viti delle lame e di tutte le al-tre chiavarde.

L’ erpice pesante può servire in tuttii terreni tanto forti che leggeri ; se lo faagire in ogni verso, e mediante questacoltivazione incrociata, si strappano esi levano le erbe cattive che affogano lebuone; si diradano e si liberano questeda'.le piante parassite che recano lorotante nocumento ; rendesi loro tutta lasostanzi, sicché approfittano di tutta lafertilità dò terreno e si ottengono piùabbondanti raccolti.

L erpice leggo ro è utile principalmen-te nelle terre leggera; ma quando voglia-

Erre

si fare una diligente coltivazione ad uncampo o ad unsf prateria la si lavora pri-ma con 1’ erpice pesante ; poi vi si fapassare in ogni verso 1’ erpice leggeroche distrugge tutte le inuguaglianze, levatutto ciò che lasciarono le lame del pri-mo, appiana il suolo co’suoi rami minu-ti, e 1’ agricoltore nulla più trova che gliimbarazzi i lavori.

I primi vantaggi che ottengonsi daquesto erpice nelle praterie naturali odartifiziali o nelle terre a grani, sono quel-li di procurare una grande quantità dimusco, di erbe cattive e di stoppie, la cuiriduzione in concime eccellente basta acompensare con usura delle spese ca-gionate dall’uso dell’ erpice. In un gior-no con due cavalli si può lavorare intal guisa più di un ettaro di terra ; se neottengono più di 20 quintali di erbe cat-tive e si possono raddoppiare questi ef-fetti adoperando quattro cavalli invecedi due. A questo primo vantaggio, persé stesso rilevantissimo, altri se ne uni-scono ben più importanti relativamenteai prodotti dei raccolti. Le praterie na^turali o artifiziali che vennero lavoratecon questo erpice meccanico, produs-sero un terzo più di foraggio delle pra-terie vicine della stessa qualità che sierano lavorate come all’ ordinario. Leterre da grani erpicate alta stessa guisamiglioraronsi notabilmente ; il raccoltofu più netto, il grano meglio nutrito, edil prodotto fu di circa un quarto mag-giore di quello delle terre vicine.

(Antoine de Rovili.e -MlCIION

—Giandomenico Silva.)

ERRE. Dicono i magnani ad una spe-cie di mensola fatta a sproni per reggerediverse cose, cosi chiamata dalla sua figuraa guisa di R coricata arrovesciata. Così,per esempio, dicesi erre quel ferro cui sisospendono i lumi delle strade, le inse-gne delle botteghe e simili ; quello che