Esplosione
dopo essere stato girato, venne portato a4 piedi di distanza. La pressione indi-cata dallo stantuflo manometrico fu di i iatmosfere e un quarto. Esaminando lacaldaia sembra che il fondo b c che ven-ne slanciato fuori abbia battuto da pri-ma contro la parete di lamierino del for-nello la quale ne portava l’impronta. Ilfondo stacoossi dalla caldaia sulla lineadelle ribaditure che era quella ove il me-tallo aveva minore resistenza. L 1 altrofondo convesso aveva aneli’ esso battutocontro il fornello ed era venuto insiemecolla caldaia a poggiarsi contro al murovicino, a 4 piedi di distanza. Lo stantuf-fo manometrico erasi piegato alcun poco.
Le circostanze ili questa esperienzafanno conoscere che malgrado la perditaper la ribaditura il vapore cresceva piùdi pressione a motivo della intensità delfuoco di quello che non scemasse per ladiminuzione della quantità di acqua ; lafig. io dà una idea dello stato della cal-daia dopo 1’ esplosione.
Sostituissi poscia alla caldaia di ferroquella di rame; ma quest’ullima, essen-do alquanto più lunga della prima, nonpotè scendere tanto abbasso nel fornel-lo; inoltre perdeva molto a segno che fuduopo di rinnovar I’ acqua e meglio di-sporre il fuoco. Quella parte ove eranole dispersioni si rivolse all 1 ingiù : rinno-vossi il fuoco, ma la pressione a faticapoteva innalzarsi e nulla accadde di os-servabile prima del momento dell’esplo-sione. A quel punto si produsse un den-so e nero fumo misto a vapore, le pietreond’era fatto il fornello ed il fuoco fu-rono slanciati all’ intorno, e la caldaiavenne gettata in una sola massa a 1 5piedi dal fornello, con uno strepito simi-le a quello di un mortaio di 8 pollici.La caldaia venne lacerata, come si vedenella fig. i i, dietro una linea irregolareche era probabilmente vicina al livello
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dell’ acqua, b d essendo i [uniti che cor-rispondevano alla parte interiore dellacaldaia prima dell’ esplosione. La lastradi rame nel bollitore crasi rovesciata epiegata in vari sensi al pari che quelladei fondi. La grossezza del rame lungola linea della rottura variava da o,025 ao,o35 di pollice, ed il metallo sembravaessere stato soggetto ad un forte calmead uno dei capi della rottura. Lo stan-tuffo manometrico erasi piegato, il tuboerasi rotto, e tutto lo strumento grave-mente danneggiato ; avendo a (piantopare battuto contro le pareti del fornel-lo. Comunque si fosse non potè dare al-cun indizio sulla pressione del vapore almomento dell’esplosione.
Le circostanze precedenti fanno ve-dere che il vapore cresce di tensionegradatamente fino a che la caldaia gliapra una uscita, e vi sarà forse una talrelazione fra lo spazio occupato dall’ a-cqua e quello del vapore che .sarà il piùfavorevole alla produzione di quest’ ul-timo, e che cagionerà un rapido accre-scimento di elasticità. Nell’ ultimo espe-rimento il segno dei sedimenti nella cal-daia indicava che quando essa fece esplo-sione non vi era che circa un pollice diacqua.
Questi esperimenti cd i precedentionde più addietro parlammo sono diret-ti e concludenti : essi dimostrano potersispiegare tutte le circostanze che accom-pagnano le più violente esplosioni senzasupporre un aumento spontaneo e subi-to di pressione nelle caldaie. Certo è pe-rò che se alcune parli d’una caldaia pelloro logorarsi e per mala costruzione so-no divenute più deboli delle altre, questepossono produrre delle dispersioni chepreverranno simili catastrofe.
Circa al nono assùnto del Comitato,di ripefCFe, cioè la esperienza di Petliinssulla ripulsione che vi ha fra il vapore'