Esposizioni».
go ed un tempo determinati, ove tullii prodolti venissero a porsi in moslraed a classificarsi. Canning diceva, che sisarebbero dovute fare esposizioni anchepegli uomini ; e ben ne aveva ragione,poiché se in fatto ad ogni tanti anni sivolgessero ad ogni cittadino le domande:Che cosa abbia fatto? Che faccia? Se siadivenuto migliore? Se altri l’abbiano su-perato nel meritarsi la pubblica stima?Certo f umanità e le qualità morali del-I’ uomo, incito per questa indagine mi-gliorerebbersi. Lo stesso deve essere peri prodotti industriali.
Inultre dacché si conobbe non doverela consuetudine aversi a regola per l’in-dustria il progresso divenne una neces-sità ; ma in qual modo potrebbesi que-sto incoraggiare, produrre e propagare,come eziandio dimostrarlo, se non lo siassoggetta ad un esame, ad un saggio diconfronto ? Si dirà forse che le mostredei mercanti bastano a quest’ uopo ; maciò non è vero, poiché, quantunque an-che queste siano utili, tuttavia servonopiù all’interesse del venditore che a quellidell’ industria, mancando sempre loro ivantaggi dei confronti e dei giudizii chevengono pronnunziati alle esposizioni .Certo è cosa dimostrata dal fatto che leesposizioni industriali periodiche contri-buirono grandemente ad eccitare l’emu-lazione fra i fabbricatori, e ne fa provail vedere in quasi tutti gli Stati dell’Eu-ropa, in Russia, nella Spagna, nella Sve-zia, nel Belgio, in Prussia , nel regno diNapoli, nella Toscana , nel Piemonte, nel-l’Austria , i governi ordinare esposizioniindustriali destinale a far conoscere lostato delle nazionali manifatture.
Se non che altri ostacoli incontrano leesposizioni industriali, e gran parte diquesti dovuti per troppo all’ indolenzadi queglino tiessi, a vantaggio dei qualivennero istituite. Sembra che non abbia-
no ancora beue compreso 1’ oggetto diqueste solennità. E primieramente moltidi essi altro non veggono nei premii cheil valore materiale delle dispensate me-daglie, e quindi poche brighe si dannoper meritarli. Falsamente però la pensa-no tuttavia, chè quando anche tacessein essi il possentissimo fomite dell’ emu-lazione, dee loro parlare quello dell’in-teresse. Chiunque ha a far ese'guire unlavoro, cerca al certo l’òperaio che credeil più abile a farlo migliore od a prezzopiù tenue : a chi si potrà egli pertantocon più sicurezza rivolgere, che a quelloil quale o per la finitezza de’suoi lavori,o per nuovi metodi economici di ese-guirli, ricevette da un consesso di doltie di artefici plauso e corona ? Il premioquindi ottenuto da un artigiano è comeuna guarentigia di sua abilità, guarenti-gia che gli gioverà a procurargli ordina-zioni e guadagni. Tal verità ove fosse daessi ben conosciuta, non li vedressimosi pigri, nè le esposizioni industriali sa-rebbero spesso sì povere.
Ad impoverirle però concorre l’indo-lenza degli artigiani anche per altro ri-guardo. Ordinariamente le leggi che rego-lano le esposizioni industriali stabilisconoche si devano accordare premii di meda-glie o di onorevoli menzioni a quelle cosesoltanto, le quali alcun che di nuovo pre-sentano, o a quegli individui che palesivantaggi recarono all’agricoltura o all’in-dustria con utili ed estese speculazioni ;permettono però che anche a quegli og-getti, i quali non avessero le qualità neces-sarie per decorarsi di premio, si possa ac-cordare l’onore della pubblica esposizio-ne. Eppure pochi si giovano di questa uti-lissima disposizione. Quel medesimo ar-tefice che, avendo compiuto un qualchelavoro dell'arte sua eseguito, con partico-lare diligenza, o notabile per superatadifficoltà, lo mostra compiacendosene a