B'Co Estinzione
seguente ad un minore interesse, e si co-mincia ad impiegare in esso quei fondidi estinzione ctie rimasero giacenti peiprezzi troppo alti delle cartelle. Videsiin tal guisa succedere prestiti al \ e mez-zo per ioo a quelli che erano al 5 , po-scia altri al 4 per cento. E certo innega-bile essere questi risultamene assai van-taggiosi e che contribuiscono a produr-re un generale ribasso sull’ interesse deldenaro, sempre utile aU’agricoltura ed al-l’industria, 1/ abbondante circolazioneprodotta dal moltiplicarsi dei fondi ban-carii e delle carte girabili contribuisceaneli’ esso non poco a diminuire il prez-zo del denaro contante e ad accrescere ledomande ili lavoro.
Non è quindi da dubitare che i pre-stiti non siano da preferirsi alle impostenei casi straordinarii quando una grandesottrazione di capitali ridurrebbe a malpartito P industria. Ma quanti inconve-nienti distruggono i vantaggi della estin-zione ! In vero, se è certo che nei mo-menti di crisi la estinzione sostiene il va-lore delle rendite ed agevola ai governi imezzi di prendere a prestilo a meno sfa-vorevoli condizioni il denaro ond’ essiabbisognano per la difesa dello Stato, èaltrettanto certo che nei tempi ordinarie tranquilli costringe il paese a ricompe-rare a prezzi elevati, e per conseguenzaa proprio danno. Può dirsi che allora lacassa di estinzione nuoce a se stessa, co-me avvenne in Francia a nostri giorniove la rendita del 5 per ioo avendo su-perato il pari, tutta la forza dell’estinzio-ne portossi su quella al 3 per ioo e die-de un valore esorbitante a questo fondo.In vero il vantaggio del prestito si ridu-ce a procurare allo Stato, senza altro ag-gravio che il pagamento degli interessi,un capitale che vi affluisce soltanto per-ciò che non si ha potuto meglio impiegarlo.Se adunque dopo aver preso a prestito
Est INZIORE
questo capitale si cariea d’imposte il pae-se per estinguerlo, si distrugge eviden-temente con una mano quello che si fe-ce con l’altra, vale a dire, che si impiegaun capitale soltanto per liberarsi dal pe-so degli interessi, e per quanto ciò si fac-cia a poco a poco, l’ultimo risultamentudi questa operazione per lo Stato è sem-pre la perdita di tutta la differenza chevi ha fra il prezzo di ricupera e il prez-zo di emissione, differenza enorme e ve-ramente spaventevole quando bene lasi consideri.
Ne citeremo un esempio notabilissimo.Nel 1817 la bianda contrasse un pre-stito al prezzo di 5 a franchi; il governodichiara vasi debitore di w>o fianchi epagava 5 franchi di rendita pei un ver-samento effettivo di Ò2 franchi. Comeognun vede era questo un prestito a cir-ca il io per 100. Supponendo, il che èdi fatto, che questo prestito sia stato sal-dalo dalla cassa di estinzione al prezzomedio di 90 franchi, il paese avrà spesogo milioni in cambio di 5 2 per liberarse-ne, senza contarvi l’interesse del io per100 dal giorno del prestito a quello in cuivenne estinto. Questa spaventevole diffe-renza fece la fortuna dei banchieri a spesede’contribuenti ; poiché i primi non ave-vano dato che 5 2 milioni e lo Stato nè pa-gò loro 90. Alla parola aggiotaggio abbia-mo spiegato come a questi profitti illimi-tati si uniscano speculazioni arrischiate,giocando sopra valori fittizii, fonti di lati-ti fallimenti e deplorabili azioni. II dannosi vedrà ancora maggiore quando riflet-tasi doversi aggiungere a tutti questiabusi le spese cagionate dalla riscossionedelle imposte, le quali sono si grandi chedi 100 franchi pagati dai contribuenti,88 appena nè giungono nella cassa deltesoro e possono adoperarsi all’estinzio-ne dei prestiti. Dopo tanti sforzi e sacri-fizi lo Stato non ritrae alcun sollievo