39» Evapoeazione
cuore dell’ estate. Quest 1 illusione ha in-gannato anche que 1 sagacissimi accade-mici del Cimento nella bella esperienza,che essi tentarono pei primi, dell’aumen-to di volume che acquista l 1 acqua neigradi prossimi alla congelazione, impie-gando un miscuglio frigorifero di sale eghiaccio, o di neve e spirito di vino,dal quale, secondo essi, « si sollevavaun fumo nebbioso ed umido, che si cre-deva provenisse dal fondo dei vasi, per-chè partiva come un vento freddo. «
Chi poi volesse portare l 1 esperimentoa maggiore evidenza non ha che a collo-care in un ambiente caldo sul bacinettodi una bilancia un pezzo di ghiaccioequilibralo, per vedere ad ogni istantetraboccare la bilancia da quella parte,fino a tanto che la sua temperatura saràin ragione inversa di quella dell'ambien-te, ed in ragione diretta della quantitàdei vapori richiesta per ottenersene laprecipitazione, aumentando o scemandoi vapori in una progressione geometrica,mentre la temperatura, non aumenta odecresce che in progressione aritmetica.
Che la temperatura più calda dell’ariarispetto al liquido ne ritardi l’ evapora-zione, era una osservazione già stata fattada Achard di Berlino . Egli conchiude,dietro le sue esperienze, essere evidenteche il calore dell’ aria a circostanze paridiminuisce l’evaporazione; e qui per unsaggio non riferiremo che il primo suoesperimento. Due vasi A e B cilindrici edi eguale altezza e diametru contenevanociascuno 8 once d’acqua : ne collocò egliuno in un ambiente a +8 gradi, e l’altroa-j-i5. Ciascun vaso era attorniato dighiaccio, acciocché il calore dell’ acquacontenutavi fosse sempre lo stesso ; pe-sati dopo due ore ha trovato che quelloche era stato nell’ ambiente più caldoaveva perduto -a di dramma meno chel’ altro. Egli è bensì vero che l’ autore
non dice se il grado igrometrico fosse lostesso in ambedue gli ambienti, ed è per-ciò molto probabile che l’aria calda fossepiù umida dell’altra, e che il fenomenodianzi aceennato della condensazione deivapori sul liquido freddo abbia grande-mente influito sul risultamento ; tuttaviad’altra parte l’ esperienza era più favore-vole al vaso tenuto nell’ambiente caldo,dovendo per un maggiore squilibrio ditemperatura fra l’aria più calda ed il vasocircondato dal ghiaccio, aver luogo unacorrente d’aria dall’ alto al basso, rinno-vandosi in tal modo più rapidamente lostrato d’aria in contatto col liquido evapo-rante. Ora è notissimo quanto influisca ilrinnovamento dell’ aria per promuoverel'evaporazione, non perchè l’aria operiquesto effetto direttamente, ma perchél’aria seco trasporta quei vapori già for-mati, i quali ritardano la successiva for-mazione degli altri. Per questo in unospazio privo d’aria l’evaporazione è piùpronta, e nella esperienza di Leslie, dellaquale più innanzi diremo, P acido solfo-rico fa l’uffizio di ventilatore.
Kirvvan anch’esso aveva già osservatoche lo stato termometrico dell’aria in con-tatto coll’acqua, molto influiva sulla quan-tità dell’ evaporazione, potendo la tem-peratura dell’aria essere eguale, più caldao più fredda dell’acqua in contatto. Nelprimo caso, dice egli, l’evaporazione è len-ta, nel secondo nulla, nel terso rapida. Ri-chman avea dedotto le stesse conseguenze.
Si dovrà adunque riteuere in pratica,massime per l’ applicazione economicain molte aiti dell’evaporazione in gran-de, che, a cose pari, sarà sempre piùvantaggioso di conservare caldo il liqai-do da convertirsi in vapore, o il corpoda essiccare rispetto all’ aria ambiente,sì perchè di mano in mano che questasi riscalda per comunicazione, diventan-do più leggera s’ innalza, seco traspor-