EvirURAZIOWE
porann dissoluzioni che contengano unacido libero; peraltro conviene averepresente che non debbonsi adoperarenell’ evaporazione dell’acqtia regia, nè inaltri casi in cui sia possibile uno svilup-po di cloro o di bromo, perchè la cioto-la ne verrebbe intaccata, e il residuoconterrebbe un sale di platino. Nelle ana-lisi dei minerali, è quasi indispensabiledi eseguire in una ciotola di platino laprima evaporazione, vale a dire quellache dicesi riduzione in gelatina : questaoperazione non può farsi in ciotole divetro, sì perchè questo viene general-mente con facilità intaccato dall'acido ineccesso, e altera quindi i risultamenlidelle analisi; sì perchè una ciotola ili ve-tro si fende quasi sempre nel diseccarsidella massa, quando non si operi conestrema lentezza. Si potrà anche adope-rare in tal caso una ciotola di porcella-na ; ma ne risulta P inconveniente, chequando ritraesi la silice rimasta dopo ladissoluzione della massa salina, qualcheporzione di silice può restare aderentealla superficie della ciotola senza esserevisibile. Sul platino, al contrario, se lavede facilmente, lasciando seccare la cio-tola, perchè la silice apparisce in formadi crosta bianca.
Le ciotole di argento sono assai utilinelle evaporazioni nelle quali non siavi al-cun acido libero. Adoperansi particolar-mente per evaporare le dissoluzioni alcali-ne, specialmente le caustiche, che intac-cherebbero di leggeri il vetro e la porcel-lana. In tal caso si antepongono alle cio-tole di platino perchè costano meno, eperchè una ciotola di platino viene mol-to intaccata dalla potassa caustica, allor-ché dopo la diseccazione vuoisi fonderela massa ; il che peraltro si fa di rado inuna ciotola. L’argento di queste ciotoledev’essere perfettamente puro.
Galiii introdusse P uso di una spc-
Evaporazione 4o5
eie particolare di piccole ciotole di ar-gento o di platino assai comode per leebollizioni con la lampana. Nella Tavo-la XIII delle Arti chimiche la fig. i,rappresenta una di queste ciotole vedu-ta in profilo, e la fig. 2 , mostra la stes-sa ciotola veduta d’alto in basso ; Cè una piccola impugnatura dello stessometallo, saldala all’orlo superiore. Que-ste piccole ciotole possono variare digrandezza, e, quando sono di argento, èmeglio dorarle internamente. Poste so-pra la lampada, quando vi bolle un li-quido, è impossibile prenderle colle ma-ni nude; perciò Gahn imaginò a tale uo-po un manico di legno comodissimo colquale si prende la piccola impugnaturaC. Questo manico vedesi rappresentalonelle fig. 3, 4 e 5. È costruito di trepezzi disegnati separatamente in C, Ded E. D è la parte più grande ; essa èincavata come indica la fig. 3 colle lineepunteggiate ; quest’ incavo è un pocopiù largo al fondo che alla cima, e lasua larghezza superiore, relativamente aquella del manico, si vede in F nella fig.4, che indica il manico veduto di alto inbasso. E è un cuneo che entra in questoincavo, ed è ugualmente un poco piùlargo verso il basso, in guisa che nonpossa cadere, e sia suscettibile di scor-rere innanzi e indietro nell incavo. Laparte C è tagliata dinanzi e inferiormen-te, in guisa che, applicandola sopra laparte D, forma una specie di pinzetta,per prendere il manico della ciotola. IIpezzo C è unito con D mediante un fu-sto di ferro che gli aitraversa ambidue, edalla cui estremità inferiore vi è una vitecolla quale si serrano a volontà le dueparti l’una contro l’altra. Mentre si pren-de il manico della ciotola con questa pin-zetta, spingesi il cuneo col pollice, e ilpezzo C preme contro il manico, e lo so-stiene solidamente. Quando vuoisi abban-