/(io Fabbiuca
liriche manifattrici diede origine ali')spirilo di associazione, e le grandi com-pagnie lendono insensibilmente trarre asé le grandi fabbriche,» quella guisa me-desima che queste trassero a sè le pic-cole.
E' questo il carattere del tempo incui viviamo, all’ avvenire del quale ognipopolo apporla un incremento di attivi-tà, donde risulta una lotta generale fra ipaesi manifattori, ciascuno dei quali sisforza di vendere a migliore mercato deisuoi vicini. Quelli che non possono giu-gnere a forza di talento, di intelligenzae di falica a trionfare dei loro rivali sullepiazze estere, suppliscono alla insufficien-za loro con prendi detti protettori , conforti dii zi i e con leggi proibitive. Cosici e-seoiio arlifizialuienle il prezzo delle derrale e delle merci estere,al segno che pos-sa equivalere alla differenza del costo del-la produzione degli oggetti analoghi nel-1’ interno ; fino al punto in cui la garainterna, stimolata dall'aumento progres-sivo di queste lasse, scema il guadagnodel fabbricatore e produce quelle cata-strofi ben conosciute col nome di crisicommerciali. Quindi nell’ attuale situa-zione dell’ industria europea tutto è ar.ti tibiale ■ operasi contro le naturali leggidella produzione, tanto nella scelta deglistabilimenti che delie vie di smercio, edavanziamo a gran passi incontro ad unoscioglimento dal quale possono risultarefunestissime conseguenze.
Le fabbriche moderne grandementecontribuirono a generare il pauperismo,riducendo tl salario degli operai allo stret-to necessario, e facendo loro sopportarele variazioni sì frequenti dei prezzi deigeneri. Invano il beu essere prodotto dalribasso degli oggetti di consumo reca unqualche sollievo alla miseria degli ope-rai ; poiché questo ribasso non è in re-lazione con quello de’salarli e non cotn-
F’abbhica
pensa gl' inconvenienti dell 1 incertezzacontinua in cui sono dell’ esistenza. Lasocietà è costretta di provvedere consoccorsi ed ospitali a lutti i bisogni delleclassi laboriose, sicché abbiamo sott" oc-chio lo strano spettacolo dell'accrescersidella miseria privata, contemporaneo al-l’aumento della ricchezza pubblica. Ipadri sono ridotti talora a far lavorareFloro figli dall’età più tenera per nonvederli perire d’inedia, ed in tal guisa lefabbriche industriali divengono barbareolììcine ove la gioventù si invilisce in sui(iorire, e paga con fatiche sproporziona-le i progressi della nostra industria.
Non tutte le fabbriche però presenta-no allo stesso grado i difetti onde ab-biamo parlato. Le filature e le grandifabbriche di tessiture con macchine so-no quelle nelle quali gli uperui riscuo-tono i più meschini salai ii, e quindi so-no popolate di genti povere e miserabi-li. Il movimento attuale delle scienzemeccaniche e chimiche minaccia ancheesso la posizione della classe degli ope-rai, poiché una scoperta, apparentemen-te di assai poca importanza, basta permodificare grandemente i metodi del la-voro ; un capriccio della moda può faresvanire dieci industrie. Anche i capidelle grandi intraprese sono ugualmen-te soggetti agli sconvolgimenti che risul-tano dallo stato di guerra politica o dicrisi commerciale, dall' iinprevedulo iu-caiimenlo delle mateiie prime o dallasoppressione dello smercio. Da questeriflessioni può dedursi non dovere glioperai delle grandi fabbriche gavazzarequando hanno un buon salario, ma ac-cumulare per allora quaudo verrà que-sto a ribassarsi, e così regolare la varia-bilità delle loro circostanze ; non tro-varsi in questo caso che quelli i qualiesercitano operazioni allatto materiali in-sieme alle macchine ; e finalmente, do-