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non cagionassero gravi inconvenienti |>erriguardo alla pubblica sicurezza ed allasalubrità; ma queste disposizioni oltreall’ essere incerte non additavano la viada seguirsi e il più delle volte le ammi-nistrazioni adottavano misure irregolaried illegali, o cadevano nell’ estremo op-posto, rifiutavano di frammettersi nelledifGcoltà che sopravvenivano ad «ignitratto fra gl’ industriali ed i proprielarii,e, ad eccezione di alcuni casi ui genti chein particolar modo richiedevano il lorointervento, lasciavano quasi sempre aitribunali la cura di terminare questequislioni.
Da questo stato di cose risultava unintollerabile arbitrio ed ogni provincia,ogni comune aveva le sue regole parti-colari, ed il modo di applicarle ad ognicangiamento di amministrazione mutava-si. Talora recavasi danno alla proprietàautorizzando I’ istituzione delle più peri-colose officine in mezzo alle popolosecittà; tal altra si danneggiava 1’ industriaproibendo quelle officine che si eranopermesse da prima. Quindi soffiavanoegualmente i capitalisti dell' industria edi proprielarii, e le grandi imprese veni-vano abbandonate. D’altra parte l’au-mento della popolazione dando maggioreattività al commercio aveva fatto nasceremolte professioni che soddisfacevano aibisogni della società, e moltiplicate in talguisa le officine pericolose od incomode.I possenti ausiliarii che aveva trovatol'industria nella fisica e nella chimica l’a-vevano indotta ad abbandonare gli anti-chi metodi fondati sull’ ignoranza e sullaconsuetudine, per entrare nelle nuovecarriere che le si aprivano, e quindi fon-dava essa un gran numero di officiue edi fabbriche, per l'andamento delle qua-li, le cognizioni 'Iella scienza univansi aquelle del commercio alimentando d’ac-cordo le fonti della pubblica prosperità.
' Fabbrica
Era quindi urgente di occuparsi diquesta parie importante della economiapubblica, e ciò » è tanto più necessario,diceva 1 ’ Istituto di Francia in una rela-zione al Ministro dell’interno del 26 ot-tobre dell’ anno 1 8 o 5 , quanto che ildestino dei più utili stabilimenti e la esi-stenza di molte arti dipendette finorasoltanto do leggi di polizia, ed alcuniscacciati dai pregiudizii, dall’ ignoranza,o dalla rivalità lungi dai luoghi d’appro-vigionamento, da quelli ove trovasi piùfacilmente la uiano d’opera, o dove si fail consumo, hanno continuamente a lot-tare, con grande loro svantaggio, controgli innumerevoli ostacoli che oppongonsial loro sviluppo. Così abbiamo vedutosuccessivamente escluse dal recinto dellecittà le fabbriche di acidi, di sale ammo-niaco, di azzurro di Berlino , di birra edi cuoiami, e vediamo tutto giorno que-sti stabilimenti denunziati all’ autorità.Fino a tanto che la sorte delle nostrefabbriche non sarà assicurata e che unaarbitraria legislazioue avrà il diritto diinterrompere, di sospendere, d’ inceppa-re 1’ andamento d’una manifattura ; finoa tanto in somma che un semplice im-piegato di polizia terrà in mano la fortu-na o la rovina dei manifattori, come puòcredersi che v’ abbiano di quelli tariloimprudenti da accignersi ad imprese dinatura sì incerta? Come sperare che l’in-dustria uranifattrice si stabilisca sopra sìfragili basi ? Questo stato d’ incertezza,questa lotta continua fra il manifattureed i suoi vicini, questa eterna indecisio-ne sul destino d’uno stabilimento, para-lizzano e limitano gli sforzi del manifat-tore, ed estinguono a poco a poco il suocoraggio e le sue facoltà. E’ quindi dellamaggior necessità per la prosperità dellearti che si segnino finalmente dei confinii quali nulla più lascino in balia del ma-gistrato , che indichino al manifattore