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Tomo XXI. [Supplimento.]
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il fabbricatore abbia- mezzi pronti e si-curi per verificare la qualità del lavoroeseguito e per riconoscere se siasi postoin opera tutto il materiale da lui conse-gnato all’ operaio. Quindi il risparmiodei trasporti e la facilità della sorveglian-za sono due cagioni che stanno in favo-re delle grandi manifatture.

A misura che cresce il numero delleriterche dell’ oggetto fabbricato, nasceed acquista più forza il hisogno di in-ventare delle macchine per fabbricarequesto oggetto ; la introduzione di que-ste macchine aumenta In produzione,ed apoco a poco si concepisce l’idea di for-mare grandi stabilimenti. Questi prìnci-pii vengono spiegati perfettamente dal-l’esempio che ci presenta la storia dellafabbricazione del tuli.

Le prime macchine per fare il tuli co-stavano moltissimo, giugnendo il loroprezzo da 1000 a i.aoo ed anche t,3oolire sterline (da a5,ooo a 5o,ooo ed an-co 3a,5oo franchi). Quei fabbricatoriche possedevano queste macchine, ben-ché facessero assai maggiore lavoro, tut-tavia non potevano lottare coll’ anticometodo di fabbricazione, a motivo dellaingente somma impiegata nell’acquistodelle macchine. Ben presto però questifabbricatori s’avvidero che con La stes-sa spesa di capitale primitivo e con unapiccola aggiunta di quelli in giro, pote-vano far lavorare queste macchine pertutte le 24 ore invece che per io oreal giorno soltanto come da prima face-vano. I guadagni fatti da essi in tal mo-do richiamarono 1’ altrui attenzione suimezzi di perfezionare le macchine, sic-ché il loro prezzo d’ acquisto diminuìnotabilmente, facendosi tuttavia il tulipiù sollecitamente e di migliore qualità.Facendo lavorare le macchine per 24ore, diveniva necessario di avere la notteun apposito sorvegliante per fare entrareSuppl. Dh. Tecn. T. VII.

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gl) operai al momento iu cui si davano ilcambio, ed il riposo di questo sorveglianteche era il portinaio di casa, o qualsiasi al-tro individuo veniva disturbato alla stes-sa guisa sia che si facesse entrare un solooperaio o venti ad un tratto. Talvolta di-veniva eziandio necessario di ordinare lamacchina o di farvi qualche riattamento,e questo lavoro eseguivasi meglio da unoperaio che avesse la pratica di costrui-re di queste macchine che da quello chene dirigeva soltanto il movimento. Sic-come però la regolarità del lavoro dellemacchine e la durata di esse dipendonoquasi interamente dalla cura che si ha dicorreggere sul momento la meuoma scos-sa irregolare, o la menoma imperfezioneche si manifesti in alcuna delle sue par-ti, cosi ben si vede che stabilendo unoperaio sul luogo stesso potevasi nota-bilmente diminuire la spesa dei riatta-menti e il logorio delle macchine. Que-sto mezzo però sarebbe riuscito di .so-verchio dispendio per un solo telaio datuli ; donde viene la conseguenza im-mediata che noi si può adottare'se nonche in uno stabilimento composto di untal numero di telai, da poter occuparetutto ii tempo di un operaio a porli inassetto ed a farvi tutti quei riattamentionde potessero per accidente abbiso-gnare. Seguendo lo stesso principio dieconomia in tutta la sua estensione, giu-gneremo al bisogno di raddoppiare otriplicare il numero delle macchine, perimpiegare tutto il tempo di due o di treoperai abili in questo genere di lavoro.

Quando una gran parte del lavoroconsiste nello sviluppo d’una certa quan-tità di forza fisica del’operaio, come av-viene nei telai da tessere, il fabbricatoreben presto comprende che se questi te-lai venissero posti in moto da una mac-china a vapore o da altra forza inanima-ta. lo stesso operaio potrebbe sorve-

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