Fabbro
gnendola alternatamente in guisa che ri-ceva il caldo doppertatto ugualmente.
Giudicasi con l’occhio quando il pezzoche si lavora è caldo abbastanza : allor-ché la fiamma è molto bianca e ne esco-no scintille brillanti il ferro è assai cal-do e conviene invigilare perchè non di-venga come sabbioso e senza coesione ;a questo grado di calore comincia a bru-ciarsi. Un ferro acciaioso non potrebbesostenere senza danno questo calore ; unferro dolce all’ incontro potrà più facil-mente resistervi ; ina questo grado dicalare, che dicesi caldo bianco o sudan-te è bensì necessario per bollire il ferro,ma non già per lavorarlo, ai qual uopobasta il caldo rovente.
Perché il soffio divergendo spargasibene, deesi avere cura di liberare di trat-to in tratto 1’ orifizio del buccolare conun riavolo, avendo cura che non si tro-vi dinanzi al foro un grosso pezzo dicarbone che riceva solo tutla 1' azionedel soffio. Il foro del buccolare essen-do più alto circa a centimetri del pia-no della fucina che dicesi il suolo , sidee aver cura che le scorie e la pol-vere di carbone non liempiano il disottodel bucolare. D’altra parte, perchè il ca-lore sia molto intenso, si ammassa il car-bone al disopra del ferro, lo vi si premealquanto e se lo spruzza d’ acqua affin-chè formi una specie di volta al di so-pra ; se formasi un canale od una aper-tura per la quale l’aria e la fiamma apra-si un passaggio la si dee tosto chiuderecon carbone per concentrare il calore.Allorché ponesi in fuoco il ferro nondeesi metterlo dinanzi al foro del bnc-colare, nè in guisa che riceva 1’ azionediretta del soffio, nel qual caso riscalde-rebbesi lentamente e si ossiderebbe mol-lo. E' duopo che il soffio passi al disot-to e cacci la fiamma sul ferro. Questodeve agitarsi di trailo in tratto affinchèSappi, Dh. Teca. T. VII.
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il carbone non vi si attacchi, giacché unpezzo di esso che vi si saldasse potrebbeabbruciarlo in un punto prima che fos-se abbastanza caldo negli altri per levar-lo dal fuoco. A misura die l’operazionedel caldo si avanza, si dee regolare ilsoffio con più o meno forza secondo ilgrado cui è giunta. Se si vede che 1’ a-zioue langue, conviene rimettere un po-co di carbone, bagnare di nuovo e sof-fiare vivamente. In generale occorronomollo tatto e molta pratica per saperevalutare quanto carbone occorrerà per1 intiero caldo. Se si economizza troppoil carbone, il ferro riscalderassi lenta-mente e si ossiderà ; per avere un caldobianco conviene usare piuttosto del car-bone in eccesso che con parsimonia ; nonsi dee peraltro oltrepassare di soverchiola quantità necessaria, poiché altrimenlenel caldo successivo il carbone semi-bru-ciato rallenterebbe 1’ attività del fuoco.Gioverà conservare la cenere di carbonesulla fucina per concentrare l’azione delfuoco, ma converrà estrai ne le scorie chenon devono mai tornare nel fuoco. Ilcaldo deve essere fatto lutto di seguito,non riuscendo ugualmente bene se lo sifa con interruzione; tuttavia per alcuniferri crudi è talvolta prudente, quandocominciano ad essere caldi , scoprirliun poco e con precauzione, per gettarvisopra della sabbia fina ed asciutta; co-pronsi quindi col carbone, si soffia e pro-seguesi il caldo.
Il ferro ha la proprietà che due pezzi diesso unisconsi con tale saldezza da nonformarne che un solo allorquando, dopoavere dato loro un buon caldo, si battonol’uno sull’altro ; vedremo ora quali atten-zioni occorrano al fabbro nell’ eseguirequesta operazione che dicesi bollitura.
Primieramente conviene battere il fer-ro in guisa da ingrossarlo, poscia lavo-rare ad augnatura le due cime che si5G