Fabbro
quejto caso si forano e<l unisconsi conchiavarde. Riscaldansi lutto insieme i duepezzi e le chiavarde, aspergonsi di sab-bia, e quando il caldo è dato a doveresaldasi molto bene. Questo metodo pre-senta, a dir vero, qualche inconvenientepel pericolo che entrino delle sozzurefra le due facce da saldarsi, le quali nonricevono che indirettamente l’azione delfuoco, ma talvolta è necessario ricorrerea questo spediente. Abbiamo detto checonveniva ridurre ad augnatura i pezzida saldarsi, ma abbiamo però vedutobollirsi dei pezzi di ferro dolce capo acapo. Talvolta pure, per snidare insiemedue spranghe di ferro crudo, saldasi aduna delle cime un pezzo di ferro dolceche poi si bolle con l’altra cima di ferrocrudo.
Non parleremo qui della marniera disaldare il ferro col rame o con la salda-tura forte, poiché questa operazionespetta all’articolo, saldatura. Così purenon parleremo delle varie maniere diprendere gli oggetti da battersi a caldo :talvolta questa maniera può produrre1’ effetto di risparmiare uno ed anchedue caldi, ed è in ciò che risalta ia de-strezza del fabbro ; ma queste manieresono tante che variano secondo la firmadi ciascun oggetto ed escono quindi to-talmente dalle generalità cui dobbiamolimitarci.
Quando il ferro è caldo e deesi trar-re dal fuoco per portarlo sull’ incudine,levasi prontamente evitando che tocchila cenere che se gli potrebbe attaccare.Prima di porlo sulla tavola dell’ incudi-ne se lo batte un poco contro il di sottodi essa o se lo stropiccia coll’ angolo delmartello per fare cadere le sozzure ole scorie onde potesse essere coperto, lequali venendo battute sul ferro vi si uni-rebbero alterandone la qualità ; allorapuò cominciarsi a battere.
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Se il ferro da lavorarsi è di tal natu-ra che se lo possa prendere colle pin-zette, adoperasi allora quell’utensile chedicesi anche tanaglie da fucina : tiensiquesto colla mano sinistra, passando ildito mignolo fra le due braccia di esso,sicché faccia l’uffizio di molla e serva adaprire la pinzetta. Se l’oggetto da lavo-rarsi può essere tratto dalla cima di unaspranga, non si abbisogna allora di pin-zetta ; mettesi al fuoco la cima dellaspranga, se la lavora e quindi la si stac-ca sul tagliuolo ( V. questa parola) odanche con uno scalpello a freddo cheponesi sulla spranga. Se la spranga nonha la sufficiente grossezza, la si calcamentre è molto calda, lasciandola caderein posizione verticale o sopra la tavoladell’ incudine ordinaria, se è poco lun-ga, o sopra la tavola di una vecchia in-cudine sepolta nel suolo e destinata so-lamente a questo uso. Se finalmente ilpezzo di ferro non ha che le dimensioniassolutamente indispensabili per 1’ usoche si vuole farne si comincia, prima dibatterlo, dal saldarlo in cima ad un ria-volo, e poscia se lo batte come se avessesempre fatto parte della spranga stessa,riserbandosi di tagliarlo da poi alla di-mensione conveniente.
Non sempre è possibile ad un uomosolo, di battere il ferro ; pei grandi og-getti si perderebbero mollo carbone emolto ferro se un solo passasse il tempodel caldo a battere col martello di forzamediocre che tiene nella destra; in tal casoil fabbro trova assai meglio il suo cintodi farsi aiutare da uno o più uomini diebattono di concerto. Affiuchè non vi siaconfusione e si faccia la battitura conquella esattezza e con quel tempo in ca-denza che avranno osservato quelli tuttiche si sono trovali vicini a dei fabbri, èduopo che il capo fabbro comandi e chei suoi garzoni puntualmente obbediscano'.