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maggiore fatica per fare la stessa quan-tità di lavoro, ed il pericolo sovraccen-nato non esiste per chiunque abbia fat-to un po’ di pratica nel maneggio dellafalciuola.
Alcuni tagliano a denti 1’ orlo internodella lama delle falciuole altri no. Unesperimento di confronto fattosi in gran-de nell’ Istituto Agrario di Coètbo, sem-brò dimostrare che le falciuole a dentiìiduconsi inservibili più presto delle al-tre. I denti devono sempre essere presisul lato superiore della lama e volti colleloro punte verso il manico.
In due maniere può adoperarsi la fal-ciuola. Nella prima 1’operaio si avanzavolto verso il grano che vuole tagliare.Prende gli steli colla mano sinistra gi-rando la palma verso di sè ; in paritempo abbraccia col semi-cerchio dellafalciuola la messe, e l’appoggia controil grano che tiene nella mano sinistra, etraendo prontamente a sè il taglio delferro la manciata di spiche rimane taglia-ta. Onesta maniera è quella che più ge-neralmente si usa, ma non crediamo chesia la migliore. In Inghilterra ed in al-cune parti della Francia si ha una ma-niera particolare di maneggiare la fal-ciuola per tagliare i cereali, ed è la se-guente. L’ operaio ponesi in guisa daavere il grano da tagliarsi alla sua sini-stra ; prende con quella mano i culmi a< 8 pollici al disopra del suolo, collapalina volta all’ infuori, poscia facendocolla mano destra vibrare la falciuola,se ne serve a guisa di falce per tagliaregli steli che tiene nella sinistra. Fa unpasso all’ indietro spignendo il grano ta-gliato contro quello che non lo è, e chenon gli permette di cadere, dà un se-condo colpo come la prima volta e ripe-te la stessa azione fino a tanto che abbiatagliato un numero di steli sufficiente aormare un covone. Quantunque questa
Falciare
seconda maniera sia poco diffusa, tutta-via non dubitiamo che non abbia sullaprima grandi vantaggi ; uno stesso ope-raio dee tagliare per lo meno un quartodi più e i culmi devono riuscire tagliatipiù abbasso. Sarebbe a desiderarsi chequesta maniera di maneggiare la falciuo-la potesse rapidamente generalizzarsi,poiché sarebbe un gran passo verso l’usodella falce fiamminga dei cui vantaggisi è lungamente all’articolo falce parlato.
(Marcel de Sebres—Antouiede Roville.)
FALCHE. V. falca.
FALCIIETTO. Specie di falcone( Y. questa parola) molto più piccolo.
(Alberti.)
FALCIARE, FALCIATURA. Il mo-mento di falciare i fieni varia secondo ipaesi ed i climi e dee pure regolarsi se-condo la natura dellepiante che compon-gono le praterie. Un difetto che hanno lamaggior parte delle praterie naturali si èquello di essere composte di vegetali chenon maturano tutti allo stesso tempo del-1’ anno. Se falciasi quando alcuni hannoacquistato l’intero loro sviluppo, perdesiin quantità per quelli che sono menoavanzati ; se si aspetta che questi sie-no maturati, i primi non daranno piùche un foraggio secco, fibroso e chenon conterrà se non se una piccola par-te di principii alimentari. In una stessaprateria, a cagione d’ esempio, il palei-no ( Anthoxanthum odoratimi ) fioriràverso il fine d’ aprile ; la maggior partedelle fienarole ( Poa ) verso il fine dimaggio; i palei nella prima metà digiugno; le agrostidi nella seconda metàdi luglio; la ghingola (Atra), gli orzi( Ilordeum ), i bromi (Bromus) ed i pa-lei ( Holcus ), nella prima quindicinadello stesso mese. Altre fioriranno an-cora più tardi come alcune code di le-pre, gramigne e frumenti. Torneremo su