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Tomo XXI. [Supplimento.]
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Falciare

profittare (lei calore del sole. Tostochèil capo degli operai si accorge che il so-le discende sull’orizzonte e che più nonrimane se non se il tempo di ridurre inmonti tutto ciò che venne falciato e spar-pagliato, deesi abbandonare qualsiasi al-tra occupazione per accudire a questacon tutto T ardore, cercando di lasciareesposta alla rugiada la minore quantitàpossibile.

Tostochè si vede che il fieno è diseccatoabbastanza, lo si riunisce ed ammontic-chia. Se lo si leva immediatamente si puòcontentarsi di ridurlo in rotoli, che sonospecie di mucchii longitudinali dispostisu tutta la lunghezza della prateria. Seperò il foraggio dee passare la notte odun tempo ancora più lungo sul prato èduopo amriionlicchiarlo in modo più re-golare e ripararlo dagli accidenti chepossono soppravvenire. Quanto menosecco è il fieno, più piccoli hanno a farsii monti di esso e viceversa. Spesso di-sponesi in mucchi di figura emisfericadella quale però sarebbe molto più utilequella di un cono allargalo che arreste-rebbe meno la pioggia, la quale scorre-rebbe lungo le pareli esterne, purché que-ste si fossero rese liscie col rastrello.Quest’ ultimo strumento è quello che siimpiega generalmente per riunire il fie-no e ridurlo in monte. Gli Inglesi ado-perano un utensile che fa economica-mente la maggior parte dell’ operazione.Componesi questo di due traverse oriz-zontali un po’curve, tenute alla distanzadi circa 7 piedi ( 2 '",54) da ritti verticali,sicché il tutto somiglia assai al dorso diuna seggiola. Quattro catene attaccate agliangoli riunisconsi in un punto ove attac-casi il bilancino. Certo 1’ azione di que-sta macchina trascinala da un cavallo es-ser dee molto sollecita, ma anche molloimperfetta, ed inoltre esige che la pra-teria sia perfettamente livellata.

Falciare

Si è talvolta proposto di seccare i fie-ni stendendoli sopra ingraticolati od an-che di preservare i foraggi invece checol diseccamento mediante una salagio-ne ; ma sì l’uno che l’altro di questimetodi presentano varii inconvenienti eprincipalmente quello d’ essere assai di-spendiosi, sicché non ne parleremo mag-giormente.

In quanto fin qui dicemmo abbiamosempre supposto che le località ed iltempo fossero favorevoli al diseccamentodel fieno ; non di rado però accade chela pioggia ed i temporali mandano a vuotoi calcoli del coltivatore. Questi dee sem-pre tenersi pronto a lottare coi cangia-menti più rapidi e più imprevisti del-l’atmosfera. Se ingenti piogge, acque fan-gose o fiumi straripati percorrono le suepraterie e lasciano l’erbe coperte dimelma, è neeessario ritardare la falciatu-ra fino a che una pioggia mite venga alavare le foglie dei vegetali. Se questanon basta a rendere netto e sano il fo-raggio, si taglierà il fieno come al solito,ma si avrà cura nel prepararlo di scuoter-lo sovente e con forza per farne caderela polvere, e prima di riporlo ne’ magaz-zini lo si batterà coli coreggialo o me-glio ancora con un trebbiatoio meccani-co la cui ventilazione porterà da lungila polvere. Questo lavoro è malsano pe-gli operai che si avranno quindi a can-giare di tratto in tratto.

Quando il tempo mutasi tutto ad untratto al momento in cui 1 ’ erba è giàtagliata si eviterà di stenderla, lascian-dola in fascetli od ammucchiata. Del re-sto è facile persuadersi che il disecca-mento che occorre pel fieno non è taleche tutta 1 ’ acqua di vegetazione (levaessere evaporata. Tutti i buoni praticisanno che il fieno riposto ne’ magazziniper essere di buona qualità dee subireuna leggera ed insensibile fermentazione