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Tomo XXVIII. [Supplimento.]
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denti che possono succedere giova sce-gliere per fare questa vernice un luogospazioso, possibilmente scoperto e lon-tano dagli edilìzi. Se si vogliono fare, peresempio, ioo libbre di vernice se nepongono nella caldaia no 3 112 d’oliodi noce, avvertendo che il vaso non siapieno che a due terzi tutto al più, perdar luogo all’ olio, il quale si rigonfia edinnalza a misura che si riscalda. Prepa-rato così il vaso otturasi esattamente eportasi sopra un fuoco vivo che si man-tiene per circa due ore. Giuntala cuoci-tura a questo punto levasi il vaso dal fo-colare, si scopre e vi si appicca il fuococon un pezzo di carta accesa. Se non avessecalore abbastanza per accendersi conver-rebbe riporlo sul focolare e farglielo acqui-stare un poco per volta. Lasciasi quindibruciare 1' olio per circa uua raezz’ orase vuoisi una vernice debole e leggera, opiù a lungo se si vuole una vernice piùforte. Se avvenisse che 1’ olio si brucias-se troppo, aggiugnesi nella pentola unaquantità conveniente di olio non brucia-to. Quandù il bruciamento è giunto alpunto conveniente si spegne, sovrappo-nendo il coperchio rivestito di pannolinibagnati. Quando è un poco raffreddaloscopresi il vaso e l agitasi fortemente conun cucchiaio di ferro, il quale rimescola-mento giova ripetere frequentemente, daesso dipendendo in gran parte la buonacuocitura. Riponesi quindi il vaso sopraun fuoco meno vivo, lo si copre, si la-scia bollire per tre ore, dopo il qual tem-po la cuocitura deve essere compiuta. Siconosce che è tale quando prendendonecol cucchiaio e lasciandolo sgocciolaredopo raffreddato riesce glutinoso e sten-desi in fili-, allora l’olio è cangiato invernice. Levando questa in varii periodidella cuocitura la si ottiene più 0 menodensa.

Abbenchè anche col solo olio di lino

Inchiostro

■o di noce cotto nel modo anzidetto ot-tengasi la vernice per l'inchiostro dastampa, di raro tuttavia lasciasi pura, mavi si fanno aggiunte per vari oggetti, in-torno allo scopo ed importanza delle qualialquanto favelleremo, e ciò tanto più vo-lentieri, quanto che nell’ uso di esse con-sistono principalmente i pretesi segreti dialcuni fabbricatori che vennero accenna-ti nel Dizionario.

La più semplice di tutte le aggiuntesi è quella di porre nel vaso quando selo rimette la seconda volta sul fuoco, perogni cento libbre di vernice una libbradi croste di pane secco ed una dozzinadi cipolle, ad effetto di sollecitare il di-grassamene dell' olio: ma le sostanze piùimportanti sono la trementina ed il litar-girio.

Alcuni stampatori credono necessaria1' aggiunta della trementina per renderela vernice più forte e più pronta ad a-sciugarsi. Produce realmente questi san-taggi , ma ne risultano inconvenientiparecchi. La prima difficoltà consistenel farla cuocere con tale esattezza chenon ispessisca di troppo la vernice; cosadiffìcile ad evitarsi e che produce l'effet-to che 1’ occhio dei caratteri prontamen-te riempiesi: se la trementina è cotta adovere forma in vero una pasta abba-stanza liquida, ma piena di piccoli gra-nelli duri e come sabbiosi, che non sigiugne mai a macinare. Ha ancora ildifetto di attaccarsi con tal forza al carat-tere che è quasi impossibile lavarlo perquanto calda sia la lisciva; inoltre fa che1’ inchiostro si asciughi ed indurisca contale prontezza da tenere i caratteri appicci-cati gli uni agli alil i e da attaccarsi all’in-terno dell’ occhio con tal forza che, nonesse.udovi più speranza di vuotarlo, ob-bliga dopo breve uso a rifonderlo.

L’ aggiunta della trementina divienenecessaria quando, per mancanza di pre-