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cauzione, si impiegasse per far la vernicedell’ olio preparato recentemente, essen-do allora altrimenti 1' inchiostro difficilead asciugarsi e soggetto a macchiare lecarte vicine; in questo caso può metter-si la decima parte di trementina, che sifarà cuocere separatamente, allo stessotempo, nel medesimo luogo e con le stes-se avvertenze della vernice. Se la faràbollire circa due ore e per conoscere ilsuo grado di cuocitura visi tuffii un pez-zo di carta e se questa rompesi senzache vi rimanga nulla attaccato quando sela stropiccia dopo raffreddata, la trementi-na sarà cotta abbastanza. Tersasi alloraquesta trementina nella vernice tolta dalfuoco, agitando molto col cucchiaio di fer-ro, quindi riponesi il tutto sul fuoco peruna mezza ora al più, agitando continua-mente affinchè mescasi bene il tutto. 11meglio però si è far a meno della tremen-tina ed evitare cosi gli Sconvenientidi essa, adoperando soltanto olii moltovecchi.
L’ uso dal litargirio partecipa dell’io-conveniente della trementina di rendere1’ inchiostro troppo pronto a seccarsi etroppo aderente ai caratteri. Sono im-portantissime le osservazioni fatte suquesto proposito da J. Liebig, le qualicrediamo utile di riferire.
La prontezza, dice egli, con cui l’oliodi lino esposto all’ aria cangiasi poco apoco in una materia lucente non glutino-sa, questo preteso diseccauaento di esso,dipende in parte dalla sua età, quello recente non producendo questo effetto chein un tempo più lungo di quello vecchioe che ha fatto un sedimento. Si può ac-celerare grandemente questo cangiamelitu riscaldando fino all’ ebollizione l’oliodi lino con ossido di piombo o di zinco,nel qual caso diviene molto più denso, eposto sopra lastre di vetro nello spaziodi 2 4 ore mutasi iu un intonaco glutiuu-
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so brillante come un vetro, mentre inve-ce 1’ olio di lino non si riduce in questostaloche dopo otto a dieci giorni.Le mo-dificazioni che prova l’olio di lino nelridursi in vernice vennero assai pocostudiate; la opinione piò comune si òche1’ ossido di piombo vi produca una ri-duzione parziale, impadronendosi l'oliodell’ ossigeno dell’ ossido di piombo ericevendo così durante la preparazio-ne della vernice una parte di quellemodificazioni che assai più lentamenteprova al solo contatto dell’ aria: dietroalcune indagini fatte da Liebig sulla pre-parazione della vernice, questa opinionenon è fondata, ma sembra piuttosto cheil cangiamento dell’ olio di lino in verni-ce provenga dalla eliminazione di alcu-ne sostanze, le quali oppongonst all’ os-sidazione rallentandola od anche impe-dendola. Dietro a ciò il Liebig si fece astudiare 1’ azione dell’ ossido di piombosull’ olio di lino, ed il miglior modo dipreparare la vernice.
Gli sperimenti di Saussure relativa-mente all’ azione del gas ossigeno sugliolii essiccativi mostravano una straordi-naria differenza quanto alla durata deltempo ed al periodo d’assorbimento del-l’ossigeno, il quale, per così dire, succe-de a balzi. Uno strato di olio di noce, acagione d’ esempio, non aveva in ottomesi assoibito che tre volte il suo volu-me d’ ossigeno; dopo questo tempo os-servossi un aumento sproporzionalo nel-la rapidità dell’ effetto, e tale che lo stes-so strato nei dieci giorni seguenti avevaassorbito venti volle tanto ossigeno chenei precedenti otto mesi. Secondo Liebig non può spiegarsi questo straordinariofenomeno che con la presenza di unastraniera sostanza, la quale disciolta nel-l’olio impedisca il contatto di quello conl’ossigeno, provando una ossidazione si-mile a quella dell’olio,ma molto più lenta.