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Egli dice non potersi decidere se conven-gasi a questa sostanza il nome di mucilagine, ma che in ogni caso proviene dall’al-bumina vegetale de'semi donde l’olio sitrasse. Crede che questa materia muci-laginosa impedisca l’azione dell ossigenosull’olio stesso, supponendo che inviluppile molecole dell’olio e si opponga alla pro-prietà loro di assorbire l’ossigeno infinoa tanto che sia distrutta essa medesima.
Le seguenti ricerche vengono dal Lie-big considerate sullicienti per giustificarel’opinione che la riduzione dell’ olio dilino in vernice non dipenda che dal de-puramenlo dell’ olio, e che da ciò sol-tanto gli venga la proprietà di solidificar-si all’ aria.
Se la sola ebollizione aumenta questaproprietà, come abbiamo veduto, essa cre-sce vieppiù quando si aggiunga all’olioin ebollizione dell’ ossido di piombo odi zinco. L’ebollizione od un’alta tem-peratura distrugge poco a poco la muci-lagine e vi è soluzione di ossido di piom-bo e formazione di un composto che ri-mane disciolto nell’eccesso di olio. L’olioili lino bollito poro e quello con l’ossidodi piombo seccatisi tutti due prontamenteall’aria, ma il secondo tiene questa proprie-tà io grado multo maggiore. E un ingan-no, secondo Liebig , Il voler dar giudi-dizio della qualità di una vernice dietrolo stato di viscosità che prende stan-do esposta all’aria in istrali sottili. L'o-lio di lino fatto bollire con 1’ ossido dipiombo è più denso e tiene disciolta unacombinazione solida, la separazione del-la quale renile naturalmente I’ olio che siispessisce più viscoso che noi sia quandoassoggettasi solo all' ebollimento.
Aveva il Liebig creduto dapprima chela formazione della vernice dipendesseda una saponificazione o dalla distruzio-ne della glicerina, la prima prodotta dal-1’ ossido di piombo, 1’ altra dall’ innulza-
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mento della temperatura. Sembrava chegiustificasse questa opinione il fatto cher olio di iì no riscaldato a ioo° e me-sciuto col litargirio facendovi passareper un’ ora vapori d’acqua bollente,mutavasi facilmente in un ottima ver-nice pronta ad asciugarsi all’ aria epoco assai colorita. Ma avendo fattobollire più a lungo un miscuglio d' olioili lino con litargirio ed acqua si ottenneuna massa densa che difficilmente asciu-gossi all’ aria e conservò lungamente unaconsistenza rii unguento. Per togliere ognidobbio e mostrare all'evidenza che la sa-ponificazione non è condizione necessariaper la riduzione in vernice, si saponificòl’olio di lino con la potassa caustica c se-parossi l’acido oleico formatosi con l’aci-do idroclorico. Quest’ acido oleico chetraggesi dal sapone di olio di lino ha laforma di un olio denso che rttpprendesiin massa cristallina versoi io° a 12 °.Separando con la feltrazione a tempera-tura alquanto più alta la porzione solidadeposta, si ottiene circa un decimo del—l’ olio di un corpo bianco, solido, facil-mente solubile nell’ alcole caldo e che visi depone in aghi fini allo stesso mododell acido margarico. L’acido oleico li-quido non ascitigossi più prontamenteall’ aria dell’olio di lino; disciolse a caldouna grande quantità di ossido di piom-bo, e quando ne fa saturato acquistò laconsistenza di un impiastro. Fattavi scio-gliere una tale quantità di ossido di piom-bo che conservasse ancora il suo stalo li-quido raffreddandosi, ottennesi una com-binazione die aveva proprietà identiche aquelle dell’olio ili lino fattosi bollire va-rie ore col litargirio e con I’ acqua, manon già la vernice. Risulta pertanto chela formazione di questa è indipendentedalla separazione della glicerina dall’olio,e che anzi questa sostanza partecipa an-eli’ essa delle proprietà essiccative.