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Tomo XXVIII. [Supplimento.]
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colo Jnnocenlìa riferisce gran numero(li fatti, dai quali vedesi che presso ogninazione gli uomini e le donne dimostra-vano la vera o pretesa innocenza loro, ola colpa delle persone accusate, col toc-care impunemente ferri roventi, carboniaccesi, piombo fuso, e passare senzadanno sulle brage e in mezzo alle fiam-me. Vero è che il dabben’ uomo credèche tutto ciò si facesse per miracolo divi-rio; ma oggidì si sa che cosa si debba pen-sare di tanti portenti. Perciò le leggi ec-clesiastiche e civili questa maniera digiudicare bauno condannata, senza dub-bio dopo aver verificato che i pretosimiracoli non erano che artifizii.

Di fatti presso molli autori Irovansiesposti metodi d’impedire fazione delfuoco sopra l’uomo e sopra d’ ogni com-bustibile sostanza, e fra questi quelloche gli ha più ampiamente raccolti èAndrea Libavio , celebre alchimista delsecolo XVI. Egli scrive un intero ca-po sui ripari che può adoperare il me-tallurgo in occasione di toccare il fuoco.« Molto a ciò contribuisce, die’ egli, laabitudine di maneggiare sostanze moltocalde ; onde alcuni tanto s’avvezzano alfuoco che potrebbero entrare nel fornobabilonico, ed imitare Scevola mettendosul fuoco la mano. Non conviene peròfidarsi nè ad incantesimi magici, nè al-l'influsso delle stelle, giacché non man-cano mezzi naturali e sostanze, con le qua-li bagnando, ungendo o lordando le ma-ni, trattare il fuoco impunemente. Alber-to Magno insegna a quest’ oggetto dicomporre un unguento di colla di pescee allume di piuma o polvere d’ amiantoimpastati cou aceto. Le sostanze di que-sta preparazione coperte raeltonsi iumezzo al fuoco senza che ardano. Lostesso effetto produce il sugo di malva odi ibisco misto al bianco d’ uovo. Lor-dandosi le mani d’ argilla maneggiansi

Incombusti bilb

senza scottarsi, i ferri caldi e roventi :anzi mettendo sulla palma della manodella cenere fredda, si potranno porta-re, senza incomodo, le bragi ardenti.Molle sono le sostanze che servono a farun' unzione che renda insensibili allaazione del calore e del fuoco, cioè unamistura d’ allume con bianco d’ uovo,

1’ acqua satura di sai marino, orpimento,ocra, minio, magnesia, talco, o mica consucco di altea, di semprevivo di teleGo,o con Gele di toro. Con le mani così ripa-rate portasi un ferro rovente e ricevesisenza incomodo nel cavo della mano ilpiombo liquefatto, pel quale sperimentoperò occorre anche agilità e prestezza.Altri mescono la calce eoa l'acqua distil-lata di telefio , di solano, o di spermadi rane, delle rane stesse e delle luma-che o il sugo di malvavesco, o di portu-laca : cosi fassi un misto di latte di ver-gine, idrargiro e aceto eoa calce di ma-gnesia o mirra. S’ annovera ancora fra lesostanze contrarie al fuoco, 1’ iosciamo,la mucilaggiue di psillio, delle mele coto-gne, l’acqua di papavero, ec., forman-done una sostanza viscosa coll’ aggiu-gnervi della calce d’allume o d'asbesto.Lo stesso Alberto insegna al ciarlatanoa farsi vedere circondato dalle fiammesenza soffrirne, ungendosi prima di sugodi malvavesco e bianco d’ uovo, quindidandovi sopra una mauo d’ amianto odi «fiume, poscia spargendovi polve-re di zolfo die si vedrà ardere senzache 1 ’ uomo ne risenta caldo. » Tuttociò scriveva Libavio, come cose note nelsecolo XYI.

Non farà quindi maraviglia il leggerenel Journal des Savans dell’anno 1680che certo Richardson inglese maneggiasseil fuoco. Il suo servo disse, che ciò facevaprivando della sensibilità le mani e leparli che dovevano toccare il fuoco, stro-finandole conio spirilo di zolfo, cioè acido