ISCROSTAS'EXTO
quantità (li liquido non saturata. Quasitutte le acque però contengono sali pocosolubili, come sollato o carbonato dicalce, e spesso entrambi questi sali me-sciuti,ed il carbonato principalmente tro-vasi assai* spesso disciolto mediante uneccessi) di acido carbonico; questi sali, emassime rullimi) nel caso anzidetto pre-ci pila osi, aderiscono furtemenlealle paretidei vasi e restano pressoché inattaccabilidall'acqua. Secondo la proporzione chese ne precipita questi sali depongonsi infiocchi che nuotano dapprima nel liquido, o contraggono debole aderenza conle pareti, oppure vi si attaccano in formadi croste che vanno continuamente au-mentando ed acquistano notabile grossez-za, diminuendo grandemente la trasmis-sione del calore al liquido, rendendoinulto maggi,ne l'alterazione delle pare-ti metalliche non bagnate e che pos-sono quindi ricevere una assai alta tem-peratura, finalmente espunendo le cal-daie a grave pericolo di scoppio per1’ improvviso staccarsi di alcune parti diqueste croste elle scoprono una superfi-cie metallica a temperatura assai alta espesso rovente. Questi iucovenienii sonoancora maggiori, come dicemmo, per lebarche a vapore che navigano sul mare,il molto sale elle contiene l 1 acqua ma-rina esigendo che la si getti prima chesia giunta al punto di saturazione; sicco-me poi i sali meno solubili sempre più sidepongono a misura che la concentrazio-ne si aumenta, cosi le incrostazioni si ac-crescono rapidamente e screpolano peimovimenti oscillatori! delPacqu ' che lasciaspesso scoperte alcune parli delle pareti-li mezzo più semplice per riparare al-1 accumulamento di queste incrostazioniquando usisi P acqua dolce o se adope-jrando quella ili mare non facciasi lavora-re la macchina che per poche ore sollan-^to, è quello di lasciare che si formino gliSupfjl. Dii. Tecu. T. XIF.
Incrosta mento 161
incrostamenti, poi levarli ad ogni qual trat-to quando la macchina è ferma, ed in talcasonotossi nei luoghi anzidelti come oc-cora talvolta operare a colpi di scalpello ocon un raschiatoio, e come giovi riscal-dare molto il fondo asciutto poi gettarvidell’ acqua fredda, nel qual modo le in-crostazioni si fendono e staccansi.
Nel 1828 AnlonyScott chiese un privi-legio per evitare gl’ inconvenienti delle in-crostazioni e far in guisa che si potesserolevar facilmente. Consisteva la sua idea nelporre sotto ut fondo della caldaia o deibollitori vasi di lamierino, di pietra odanche di legno,nei quali si raccogliesseroi sedimenti che tendono per la loro spe-cifica gravità a deporsi sempre alla parteinferiore. Questi vasi ritardano in veroalcun poco la ebollizione, mala produzio-ne del vapore si fa tuttavia regolarmente;possono poi facilmente levarsi e snet-tarsi.
Siccome nelle caldaie a tubi ed anchein quelle a bollitori non molto grandi, illevare le incrostazioni riesce naturalmen-te assai più imbarazzante e difficile, cosiGnrney propose di usare se i tubi sonodi ferro un’ acqua acidulata con un percento di acido idrochnico , lasciataviquanto occorre perchè possa scioglierele incrostazioni. Se i tubi sono di ramesuggerisceinveceuna soluzione di o c '>d -,5di sale comune,ochih,25 di acido solfori-co e 1 8 litiri di acqua. Per sollecitare laoperazione insegua di riscaldare legger-mente i tubi stessi.
Una seconda maniera di riparare aidanni delle incrostazioni consiste nelloimpedire che si accumulino, evacuandodi tratto in tratto mentre è in azione lamacchina con trombe o semplirementecon un rubinetto di scarico, lo strato diacqua più vicino al fondo. Anche di que-sti mezzi, del modo di praticarli e dei lo-ro vantaggi ed inconvenienti si è parlato