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negli articoli addietro citati, essendosiinoltre riferito come in alcune caldaiesiasi posto sul fondo una specie di robi-nelto cieco, girando il quale si potesseconoscere se vi ha sedimento e quanto.Di raro o non mai adottansi questi spe-«lienti per le caldaie ad acqua dolce, nel-le quali il deposito si fa assai lentamen-te ed in piccola quantità, adoperausi moltoinvece per le caldaie che si alimentanocon acqua marina, come quelle delle navia vapore principalmente,nelle quali, mas-sime se fanno lunghi viaggi, è indispensa-bile arrestare il moto della macchina do-po un certo tempo di lavoro per rinnova-re adatto l’acqua delle caldaie,poiché oltreaisoliti rischi delle iucrostuzioni la tem-peratura da darsi all’ acqua crescerebbe,perdendosi inutilmente molto calore. Wil-liam Taylor,nel 1 83osembra essere statoil primo ad usare un tubo posto alla parteinferiore della caldaia e che scorre per tut-ta la lunghezza di essa con una valvulaod un rubinetto da un capo per far uscireuna certa quantità di acqua di tratto intratto.
Studiassi di migliorare questi spedan-ti il fabbricatore inglese Seaward, le cuiriflessioni e suggerimenti su tale propo-sito riferiremo brevemente.
Il metodo attuale, dice egli, per eva-cuare la salamoia od acqua carica di salec.lie in breve tempo riempie le caldaiedelle macchiae per le navi a vapore ècosa incerta ed infruttuosa, consistendosemplicemente nell’ aprire il robinetto diun tubo che prende I’ acqua dal fondostesso della caldaia o da una delle suepareti molto vicina a questo fondo me-desimo e che conduce all’ esterno dellanave. Allorquando una barca ha perqualche tempo viaggiato sul mare usasigettare un poca di acqua, presumendo chequesta siasi notabilmente concentrata,che contenga molto sale e eh* siasi di già
Tnguostaiìbuto
'prodotta una grossa incrostazione. Ma ilmeccanico o l’incaricato del fuoco nonhanno realmente alcun mezzo per cono-scere lo stato delle cose ed operano sol-tanto dietro supposizioni, essendo quasiimpossibile per conseguenza che non fac-ciano uscire dalla caldaia tropps acquao troppo poca. Talvolta si scaricheran-no 5 centimetri, tal’altra io, e talvoltaanche i5 dell’altezza del liquido, dipen-dendo questa quantità dalla forma dellacaldaia e dall’estensione della superfìciedel liquido; mentre forse avrebbe basta-to levare la metà soltanto di quest’ a-cqua. Questa operazione lasciata così inarbitrio del meccanico o dell’ incaricatodel fuoco , ripetesi ogni due , Ire oquattro ore a capriccio, e se per fortunagiugnesi durante il viaggio ad evitare leincrostazioni nella caldaia riguardasi l’o-perazione come ottimamente regolata ,mentre invece gellansi forse 5 a 6 voltetanta acqua quanto sarebbe stato neces-sario per avere lo stesso effetto. La con-seguenza di queste frequenti evacuazioniè uno straordinario consumo di combu-stibile, poiché tutto il liquido evacuatoin tal guisa è acqua salata che bolle sot-to la pressione prodotta dalle valvule disicurezza, vale a dire dai io 8 ai 109 °centigradi. Dall’ altra parte se all’ oppo-sto per negligenza non si fa uscire abba-stanza d’acqua, i sali assai prontamentedepongonsi, tutta la parte inferiore dellacaldaia copresi di incrostazioni, e benpresto la guastano, poiché i sali deposli-risi impedendo che 1 ’ acqua tolga conti-nuamente alle pareli della caldaia il calo-re che loro trasmette il focolare è cagio-ne che si riscaldano, si arroventano, scre-polano e cedono sotto la pressione delvapore. Finalmente se per caso 1’ incari-cato del fuoco lascia il robinetto di eva-cuazione aperto alcuni minuti più chenon occorra e non gli venga ordinato,