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tela cerata per farne una gabbia D ove si far servire alla incubazione ariifiliale il
tengono questi auimalelti un giorno o due calore delle acque termali di Vicliv, e
prima che dar loro a mangiare. Sotto ipiano «lei focolare avvi un pulcinaio guar-nito di una pelle di castralo P, sotto allaquale i pulcini sono tenuti caldamente sinoachesi possano lasciar vivere all’aria a-perta. L'intero apparato, cli’è quadrato,ottagono o, meglio ancor», rotondo, ècin
senza difficoltà alcuna giunse ad ottenerei pulcini. Non avendosi potuto però ivitrovare nessuno che dar si volesse a sif-fatta industria, quantunque molto profi-cua, recossi nel 1827 a Chaudes AigueSdove Fe gere, albergatore e proprietariodi quelle fonti termali 1’ adottò regolan-
te di un inviluppo di legno odi cartone,] dola benissimo,edutilizzò iminediatamen-nel quale vi sono varie (iurte a saracine-j te una parte delle sue acque, che ivisca, per collocare, levar via; volgere lejgià adopefavansi a risc aldare le case, aduova, ed estrarre i [micini; finalménte far i un apparato di incubazione. I risulta-tutte le operazioni necessarie pel gnver- menti ottenuti divennero immediutamen-no del covatolo. Vari buchi piccolissimi te utilissimi pei forestieri che andavanoservono a somministrare l’aria necessaria | a bagnarsi e per quelli dei vicini paesialla combustione ed alla ventilazione in- che vi recavano le uova. Questo stessuterna. Finalmente altre aperture alquan- espediente tentossi da lungo tempo alleto grandi, guernite di vetri attaccali conjacquedi Balarus che hanno la tempera-mastice lasciano vedere l’interno senza:tura di 37 a 5 o°C.; ponendo sempli-
bisogno di aprire ogni volta le porte del-1’ apparato.
Yarii metodi provaronsi per far ischiu-
cemente le uova fecondate in un grandevaso di vetro »d apertura larghissima inistrali sovrapposti, separati da strati di
dere i pulcini mediante il calore che vajpiume, sicché il vaso stava quasi affattoin alcuni casi perduto, così vedemmo in,immerso nell’acqua calda, senza che que-addietro come si tentasse in Italia ed in sta venisse a contatto curile uova. A Yichy
Francia di approfittarsi della fermentazione dei letami. Altri cercarouo di va-lersi a tal fine del calore che si perde neiforni de’panatlieri o de’pasticcieri, e po-trebbesi ancora adoperare con vantaggioquel calore che dissipasi continuamentenei fornelli, nelle macchine a vapore, ed!in una quantità di stabilimenti industrialiove mantiensi continuamente del fuoco,procurandosi con poca spesa o nessu-
ove la temperatura è di 4^°, l’incuba-zione può ottenersi con uguale facilità, dla grande massa di acqua che va ivi per-duta in tutto quel tempo iu cui non vi sifanno bagni, permetterebbe di stabilirviun importante locale di incubazione. Laidea del D' Arcet era in appresso stalimessa a piofitto da BroSson, ma venneabbandonata per le false idee dell’ ispet-tore delle acque, il quale temette che nel
na una temperatura uniforme e costan- verno si gelassero, danneggiando i baci-te. Provossi anche a far uso di semplici 1 ni, non ricordandosi che per l’oggettostanze riscaldate da una stufa e guernitejstesso conveniva mantenerle costante-di grate alle quali sospendevansi i panieri mente alla temperatura di 4 o°. E questadelle uova,più o meno vicini alla s»rgen-| una nuova prova della difficoltà che site del calore secondo il bisogno. Questejincontra nel far adottare anche le cosestanze però esigevano continue atten-jpiù utili. Non vi ha dubbio che non siziooi per essere governale a dovere. Fi— j potesse trarre ugualmente vantaggio dal-nalmente nel 1825 D’ Arcet pensò di le acque di condensazione che gettano al-