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quantità di materia colorante contenutain questa sostanza, indusse la Società afare esperimenti con lo scopo di riconosce-re se, e fino a qual punto., potesse applicarsialle arti. Osservossi che l’acqua non la scio-glie, nè si rende solubile nell’acqua di calcetrattandola col solfato di calce alla ma-niera dell’ indaco. Gli acidi diluiti nonhanno azione su di essa e quelli concen-trati ne alterano il colore anziché scioglier-la: gli alcali agiscono quasi alla stessa ma-niera. E in parte solubile nel carbonatodi soda e la soluzione dà un assai bel ros-so sui pannilani impregnati dapprima delcomune mordente di stagno; questa fintanulla di meno non è solida, poiché sisbiadisce dopo 4 mesi di esposizione allaluce. Varlev, che venne incaricato dell’e-same di questa fecola, per conoscerne ilvalore come sostanza colorante, riferì aver-la mesciuta con acqua di gomma ed otte-nuto così un colore che a primo aspettopareva quasi uguale alla lacca di l obbia dimediocre qualità. Vennero colorite con es-sa alcune carte, e dopo essere state libera-mente esposte alla luce per circa 14 mesi sitrovò ciie eransi sbiadite assai poco. Aveva-no ancora molta forza e la tinta era un chedi mezzo fra il rosso indiano e la lacca dilobbia.
Lacca Burnisse. La Società delle Ar-ti di Londra ricevette saggi di questa lascada Serampore . Adoperasi al Burmese perverniciare tazze, fiasche ed altri vasellamidi legno, ed ancheNiivece di colia per in-dorare le pagode. Probabilmente è il suc-co naturale di un albero,e su certe perso-ne produce gli stessi effetti del succo delrhus toxìcodcndron , che è di cagionare achi lo maneggia gonfiezze ed un intollera-bile prurito per tutto il corpo che diira al-cuni giorni. Quando la Società la ricevet-te era un liquore, di color nero, dellaconsistenza della pece e su di esso galleg-giava una piccola quantità di fluido acquo-
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so un po’ torbido. La sua proprietà diagire sul corpo umano sembra cessarequando è stato molto maneggiato, ed al-lora arrossa la carne delle dita, senzaprodurre altro inconveniente. Un sottilestrato di esso, lasciato sulla superficie dellegno, non si secca che dopo lunga espo-sizione al sole od all’ aria calda di unastala. Non si può adunque applicare allastessa maniera delle vernici europee in 12a 20 strati successivi, aspettando che ilprecedente sia secco prima di applicarneun altro.
Lacca di caffè. Della preparazione diquesta lacca fattasi dietro le osservazioni diSeguin dal Brugnatelli e recatasi dal no-stro Bizio a maggior perfezione, si è a lun-go parlato all’ articolo Caffè di questoSupplimenlo (T. Ili, pag. 119).
Lacca di cocciniglia. A (pianto dicem-mo su questo proposito nel Dizionario ag-giugneremo tre metodi suggeriti dal Mar-cucci nella di lui opera sui colori vegetali.In un vaso di rame stagnalo si pongono6 cIu1 ,78i di acqua piovana, Io si metteal fuoco , e quando è per bollire visi aggiungono dentro o' t " 1 ,o57 di coccini-glia macinata; allorché questa avrà bollitotre minuti, sempre mescendola con cuc-chiaio di stagno e levandone la schiuma, visi gettano o thll ,ooi di allume o solfato diallumina : si mesce di nuovo e si leva dalfuoco : quando il liquore è freddo sicola per tela. Ift altro vaso si pongonojchil.,0!^ q; acqua piovana, nella qualesia stata infusa una soluzione di o' lll, ',on7di stagno purissimo d’ Inghilterra, fat-to prima sciogliere in o c! ' ;i -,o 85 di a-cqua forte od acido nitrico : quest’ a-cqua unita alla precipitazione di stagno,si versa nel bagno di cocciniglia la par-te colorante della quale si vedrà unir-si all’ossido o calce di stagno, precipi-tandosi con esso nel fondo del vaso. Sela raccoglie sopra un féltro di carta su-
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