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Tomo XXX. [Supplimento.]
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dell’ amministrazione e dell* autorità chesi sono affrettate di porre a profitto que-sta proziosa scoperta, e desidero sincera-mente che il privilegio esclusivo ridestodagli inventori loro assicuri quel compen-so onde hanno di bisogno pei sagrifiziiche hanno fatto nel portare questo trova-to al grado di perfezione cui vedesi in og-gi condotto. »

Certo più lusinghieri incoraggiamentie di più autorevole persona desiderar nonpotevano quegli inventori ; Malepeyre nul-lameno volle accertarsi se fossero veri ivantaggi nell’anzidetta relazione indicati,ed ebbe risultamenti molto diversi. Giun-tagli poscia una lampana in cui si eranointrodotti tutti gli ultimi miglioramentiaddietro additati, fece con essa gli esperi-menti che seguono e ne dedusse le conse-guenze che in appresso vedremo.

Prese egli una buona lampana da scrit-toio diClachetril cui becco aveva il diame-tro di 18 millimetri ed il lucignolo quellodi 17, e vi pose 1400 granarne di olio dabruciare depurato. Questa lampana chebrucia a bianco ed assai bene, venne con-dotta a dare la maggior luce ed una fiam-ma stabile che venne confrontata col me-todo della intensità delle ombre con quel-la di una candela di cera, detta di Mans.Condotte le ombre ad uguale intensità,Malepeyre trovò per termine medio dimolte esperienze successive che la cande-la era distante o m ,/[ 2 e la lampana o”‘,qGdall’ asta che mandava 1’ ombra. Per con-seguenza le intensità erano nella relazionedi 1,764 a 9^216, 0 P'ù semplicementela fiamma della lampana era uguale a 5,00volte quella della candela.

Ripetuta la stessa esperienza, poichési sovrappose a quella lampana il vetro adeflessore di Benlder, dopo varie provesuccessive, trovossi una distanza media dio m ,4a perla candela e di o m ,g4 per lalampana, vale a dire, una relazione di

Rampala

1,764 a 8,856 od in altre parole la liam,ma della lampana riuscì uguale a 5, 0 uvolte quella della candela.

Si vede adunque da questa prima espt*rienza che Con una lampana che bruci abianco e che dia tutta la sua luce, ] (intensità furono ad un dipresso Uguali,e che il deflessore produsse piuttosto unadiminuzione che un aumento. TuttaviaMalepeyre conviene che non potrebbesitener conto di questa piccola differenzaperchè il vetro ricevuto da Benlder nonadattavasi perfettamente alla lampana, ilche tolse forse una parte del suo splendorealla fiamma. Questa lampana nel suo sta-to ordinario suole bruciare 28 a 3o grani-rne di olio all’ ora. Malepeyre cercò diconoscere il consumo avutosi quando lesi era applicato il deflessore facendolabruciare per un’ ora in quello stato t pe-sandola prima e dopo ; ma per un acci-dente avvenuto non potè conoscere que-sti pesi con sicurezza.

In un’altra esperienza presesi una lam-pana Carcel, il cui diametro del becco e-sterno aveva 2 3 millimetri, e vi si sovrap-pose un camino alto 240 millimetri al disopra della strozzatura che è l’altezza delvetro di Benlder. In tale stato questa lam-pana bruciò 88,63 granirne di olio in dueore, vale a dire, 44»3a all’ ora. La suafiamma confrontata con quella di una can-dela stearica dell’ Etoile, diede p>er le re-lazioni d’ intensità i numeri 146 a 1000,vale a dire che la luce di questa lampanaera uguale a quella di 6,85 delle dettecandele.

La stessa lampana Carcel guernita delvetro a deflessore di Benlder diede perleintensità relativa della candela e della lam-pana i numeri 146 e g85, cioè la lucedella lampana in questo caso fu eguale »quella di 6,37 candele.

Per conseguenza anche in questo casoil deflessore non potè giugnere ad aumcn-