a3o Lampada
sa una pallottolina di vetro sottile attaccataad un tubetto di piccolo diametro che intro-ducesi nel lucignolo,il quale a guisa di fran-gia ne investe la parte inferiore. Accendesiquesto lucignolo e si aspetta che si arro-venti la palla, quindi se lo spegne c l’ar-roventamento continua da sè. Quantun-que siasi fin qui sempre parlato del plati-no in uno stato o nell’ altro come parteessenziale di questa lampana, non per que-sto è da credere che sia 1 ’ unica sostanzache possa a tal uopo servire. Dobereiner osservò che se si lascia abbruciare unalampana ad alcole fino a che quasi tutto illiquido sia consumato, il lucignolo si car-bonizza, diviene incandescente e talvoltain un’ aria tranquilla continua a rimaneretale fino a che vi abbia una goccia di al-cole . Riempita perciò interamente conalcole puro una lampana, il cui luci-gnolo erasi precedentemente carbonizzato,guarentendolo da ogni agitazione dell’aria,lo vide mantenersi rovente per ben 24 oredopo spenta la lampana. Ciò sembrerebbeprovare che il carbone molto diviso e leg-gero producesse gli stessi effetti del plati-no. A noi sembra scorgere grande ana-logia fra gli effetti di queste lampane apiree quello di alcune altre nelle quali nonserve il lucignolo propriamente che all’ i-nalzamento del liquido combustibile,e do-ve il metallo riscaldato che siasi una voltacontinua a produrre la decomposizione oc-corrente ricevendo il calore necessario dalbruciamento dei gas e vapori. E di talgenere quella lampana ad alcole ed es-senza di trementina che descrivemmo apag. 1 78 e 2 2 5 , e per analogia di effetto piùancora assomiglia alla lampana apira quellaimmaginala da O. Dini che è un lumicinoad alcole con lucignolo non molto grosso,infilato in un tubetto del diametro di cir-ca due linee, con uno scodellino alla partesuperiore volto all’ insù. Il lucignolo, an-ziché sporgere all’esterno, ticnsi una linea
Rampavi.
circa più basso della cima del tubo. Met-tendo nello scodellino poche gocce di al-cole ed accendendole queste riscaldano la |cima del tubo e dopo che sono consuma- ite rimane su quella una piccolissima fiam-mella di alcole che seguita ad ardere finoache vi ha liquido con assai scarso consumo.Onesta lampana ha su quella apira pro-priamente detta il vantaggio di non mon-dare quell’odore acuto di cui parleremoin appresso, e di non esigere 1’ uso delplatino nè diligenza alcuna particolare dicostruzione, bastando soltanto che il tu-betto in cui sta il lucignolo sia di lastrepiuttosto sottile.
Il consumo delle lampane apire è assaitenue giugnendo appena a mezza oncia dialcole in otto ore.
Nell’ atto che il liquido contenuto nella !lampana apira si va consumando e mantie-^ne rovente il platino od altro, formansl al-cuni prodotti particolari che meritano di :essere quei accennati. Facendo uso del filodi platino,siccome la combustione dell’al-cole non è completa, così, oltreché acidocarbonico ed acqua, formasi dell’ acidoacetico impuro che venne chiamato aciàlampico e che tramanda un odore forte enauseante. Se il nero di platino si mette!contatto con una piccola quantità di alco-le lo riscalda alla incandescenza, lo accendee decompone interamente, riducendolo inacqua ed acido carbonico. Se lo si bagni -di più o lo si lasci immerso in un’ anicarica di vapore alcolico, la combustimi^si produce a più bassa temperatura, 1 os-sigeno viene assorbito e formansiper l’os-,sidazione dell’alcole dell’ acido acetico con- Lcentrato nei vapori di mano in mano che ■si volatilizzano. Onesto interessante feno- jmeno osservossi daE. Davye venne poipw.accuratamente studiato da Dobereiner |Quest’ ultimo raccolse il liquore prodottosicoprendo la lampana di una campana sul- ^le pareti della quale si condensava. Es' 1