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la quale dicesi l’inventore, vi fece stampa-re P impronto di una pecora, come sim-bolo della sua utilità, e quindi Varrone di-ce derivato da peciule il nome di pecunia.Di là a sei secoli i censori avevano ancorala direzione di tutte le greggi di animalilanuti. Pronunziavano condanne e multeconsiderabili contro coloro che trascura-vano le loro greggi cd all’ incontro accor-davano ricompense a quelli che si distin-guevano per la loro industria nello studio enella ricerca di tutto quello che procurarepoteva lane migliori. Servivano quelle lanepr esso i Romani, come presso di noi, a for-mare ogui specie di vestimenti. Erano pe-rò i Romani studiosi ricercatori delle laneche superavano le altre in finezza, in morbidezza ed in lunghezza, e quindi traevanoi migliori loro velli dalla Galazia , dallaPuglia e massime da Taranto , dall’Attica eda Mileto .
Ne’ tempi antichi, dice il Peuchet nelDizionario universale della Geografia delcommercio, si contavano tra le lane piùpreziose quelle del territorio di Mileto edella Jonia in generale, mentre la Grecia europea non forniva al traffico se non chealcune specie 'di lane grossolane poco pre-giate, ed appena atte a dare materia perqualche fabbricazione comune; se però sieccettuino le lane dell’ Attica, nella qualele greggi, simili a quelle della Spagna mo-derna, superavano per la finezza dei lorovelli quelle dell’ Arcadia e della Focide .
Plinio eColumella vantano altresì i vel-li o le lane delle Gallie . Ne’ tempi più an-tichi i Romani strappavano la lana dallepecore e dai castrati invece di tosarli, eper questa operazione sceglievano la sta-gione in cui la lana si separa dal corpodell’ animale ; dietro a questo dato, alcuniscrittori pretendono derivare il nome divello dal verbo velie re che significa strap-pare.
Per lungo periodo di tempo, nei se-
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coli in cui la Spagna fu invasa dagliAfricani, la Spagna , 1’ Inghilterra, 1’ 0.landa e la Svezia somministrarono al trai- ;fico europeo le lane più belle, perdi»'in quelle provinole si cercò di perfezio.!narne la qualità, e di aumentare la quan-tità di quel prodotto con l’introduzione ■di una razza straniera, di molto superiorea quella delle provincie medesime. La Ca-stiglia dicesi debitrice a don Pedro IV del-le belle lane che possiede ; e si osserviche altre volte le pecore rendevano annual-mente al tesoro della Spagna più di 3 omilioni di reali. Avendo Edoardo IV fattovenire dalla Spagna col consenso di quel re3 ooo animali lanuti bianchi, aprì all’Inghil-terra con questo mezzo una nuova sorgentidi ricchezze. Le Indie orientali somministra-rono agli Olandesi sino dal secolo XVIIuna specie di arieti e di pecore alte, lun-ghe e col tronco assai grosso, e quella raz-za trasportata nel Texel e nella Frisia o-rientale, riuscì ottimamente,cosicché le pe-core diedero talvolta sino a 4 agnelli peranno, ed i velli pesavano da io sino a 16libbre. Gli Svedesi trasportarono nel loropaese varii animali lanuti della specie miglio-re dalla Spagna e dall’Inghilterra, e le curepigliate a questo riguardo, hanno trionfa-to degli ostacoli che il rigore del clima op-poneva alla riuscita della impresa^ cosic-ché nulla hanno ad invidiare per quantospetta alle lane ai due regni che li poseroin istato di non abbisognare dei loro soc-corsi.
Benché le Gallie forniti avessero bel-lissimi velli ai tempi dei Romani, le lanedella Francia tuttavia erano ben lungi dalpoter gareggiare con le spagnuole, con leinglesi e con quelle olandesi . Ma un po-tente impulso dato all’ industria alla finedel secolo scorso, fece che la nazione si ri-sentisse della vergogna e del peso di untributo ch’era obbligata di pagare agli stra-nieri. Previde che impossibile non sarebbe