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Tomo XXX. [Supplimento.]
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348 Lara

quali cadano da una certa altezza, metton-si i castrali sotto a queste piccole cascate al-l 1 atto di fargli uscire dal bacino,per finiredi dare al loro vello una perfetta bianchezzae nettezza senza bisogno di far passare glianimali molle volte nel bagno di lavacrocome nel caso precedente. Gli autori te-deschi ritengono tanto necessario l’ammol-Jamento per un buon lavacro che in man-canza del bacino o lavatoio suggerisconodi farlo in fosse scavate in terra, guernitedi tavole e riempite di acqua ; in tinozze,vasche o qualsiasi altro gran vaso. Il lava-cro definitivo poi, deesi lare possibilmen-te in acqua corrente od almeno in un’ a-cqua stagnante assai netta.

Il metodo sassone di lavacro toglie piùo meno di untume e di materia grassa se-condo che è più o meno ben fatto. Le la-ne sassoni sopraffine rendono il 38 per-cento perchè i velli sogliono essere moltonetti e leggeri. Con la cernila e col di-grossamento a caldo perdono ancora un3o per 0 / 0 .

In que’ paesi dove le lane fine vendon-si per lo più col loro untume non si pra-tica gran fatto il lavacro degli animali.Così pure quei merini che hanno la lanapiù folta di quelli sassoni sono più diffici-li a lavarsi e tardano troppo ed asciugarsi,il che reca danno alla loro salute. Questoè forse il motivo per cui alcuni autori, efra questi il Bosc e Filippo Re, come di-cemmo,condannano, forse con'troppo ge-nerale sentenza, il lavacro delle lane suldosso degli animali.

Oltre al lavacro a freddo precedentenon mancarono pure taluni di suggerireun lavacro a caldo degli animali lanuti.« Il lavacro degli animali a freddo, dice laSocietà di agricoltura irlandese, non sem-bra sufficiente per depurare le lane quan-do le fibre ed i fiocchi dei velli sono ag-glutinati da grandi quantità di sterco, oquando 1’ untume è molto abbondante. In

Lasa

questo caso vai meglio avere una grande va-sca riempita di acqua alla temperatura delsangue umano (4o° C) nella quale si tuf-fino I’ uno dopo l’altro i castrati fino ache la lana siasi bene aperta, poi lavarlinell’ acqua corrente come al solito. Liesecuzione di questo metodo non sarebbedifficile nè dispendiosa bastando forse ilcalore del corpo dei castrati per mantene-re al bagno la sua temperatura, ed in ognicaso alcune caldaie di acqua bollente sa-rebbero sufficienti a rendergli il calore ehavesse perduto. « Anche il celebre Balie-well nella sua opera, sulla lana è di pare-re che si avessero a lavare in tal guisatutti i merini ed i loro meticci, a E im-possibile, dic’egli, di nettare conveniente-mente il vello di questi animali con unasemplice immersione nell’ acqua dei fiumiper effetto della foltezza del loro vello. Lafatica e le spese che potrebbe cagionarcilavacro in vasche con P acqua calda, resapiù efficace con un poca di lisciva di po-tassa o di soda, verrebbero pienameotacompensati dall’ ottimo concime che da-rebbero queste acque di lavacro. »

tt Nella Savoia, dice il barone Schuti,si adoperano spesso grandi tine che riera-pionsi di una parte di lisciva di cenere Ilegna decantata, di due parti di acqua tie-pida, e di una piccola quantità di urinaSi tuffano prima i castrati in questo bagnoed all’ uscirne si fanno entrare in un altroalla stessa temperatura, ma la cui acquacontiene una quantità di lisciva molto nn-nore. Finalmente si volgono con la schie-na all’ ingiù e seiacquansi in una terza to-na che contiene, acqua chiara e calda,compiendosi sempre il lavacro, dopo cheil castrato è uscito da quest’ ultimo bagnoe sta in piedi, col gettarvi sopra sufficientequantità di acqua pura, spremendo in po-ri tempo con le mani tutte le parti delvello.

Intorno al modo di impedire che