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pidamente. La calce libera sembra egual-mente provenire dalla circostanza che illatte tenga disciolta una combinazione diquesta terra con materia caciosa, che, pelsuo grande eccesso, contrabbilanci 1’ affi-nità dell’ acido lattico libero. Se prima dibruciare la materia caciosa la si tratta col-1’ acido idroclorico, tutti i principii costi-tuenti della cenere rimangono separati, inguisa che ne restano appena indizii dopola combustione.
II formaggio è soggetto a particolaricangiamenti quando si conservi per moltotempo. Appena coagulato contiene all’ in-circa 8o per cento del suo peso di liquido,che è necessario separare colla spremitu-ra e colla diseccazione. In tale stato si puòconservarlo lungamente, e la mutazionecui soggiace lo rende migliore al palato :acquista un sapore acre, aggradevole, di-viene più duro e si stritola facilmente.Quando non venne spremuto diligente-mente, prova una particolare putrefazione,per la quale si formano prodotti che han-no qualche analogia con quelli del glutinevegetale. Proust, ch’esaminò questi cangia-menti diligentemente, ha creduto trovarviun acido particolare, da lui chiamato acidocaseico , ed un altro corpo cui diede ilnome di acido caseoso. Lo stesso argo-mento venne poscia trattato da Braconnot,le cui indagini diedero i risultamenti cheseguono. Mescè a 270 gramme di formaggiofresco, preparatosi con latte sburrato, unlitro di acqua, lasciando un mese il miscu-glio putrefarsi, ad una temperatura di 20 a2 5 .° In questo tempo la maggior parte delformaggio trovossi disciolta. Si separò lasoluzione dal residuo insolubile, feltrandola quale aveva un odor putrido, e non con-teneva nessuna combinazione di zolfo. Eva-porata a consistenza di miele, si rappresedopo qualche tempo in una massa gra-nellosa, parte della quale venne discioltadall’ alcole e parte restò insolubile. La
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soluzione alcolica doveva contenere, se-condo Proust, del casiato di ammoniaca, edil residuo aveva ad essere un ossido ca- jsioso. Braconnot fece disciogliere nell’ a- jequa la porzione insolubile nell’ alcole,trattò la soluzione con carbone di lisciva 1del sangue, e 1’ ottenne a tal modo scolo-rita. Il liquore, abbandonato all’ evapora-zione spontanea, fornì piccole vegetazionicristalline lucenti, cristalli aciculari deli-cati, che formavano anelli e masse in formadi cavolo fiore,intorno agli orli del liqui-do ; per ottenere questa materia affattobianca, conveniva disciuglicrla ed evapo-rare la soluzione a più riprese. Invece dichiamare questa sostanza cristallina colnome poco conveniente di ossido caseico.Braconnot la disse aposepedina (da aire ecriì'ìreSai , cioè prodotta dalla putrefazio-ne). Ila le proprietà seguenti. E senza odo-re ; il suo sapore è leggermente amaro ericorda un poco quello della carne arro-stita ; scroscia sotto i denti ; è più pesantedell’ acqua, e si riduce facilmente in pol-vere ; abbrucia senza residuo ; se si ri-scalda in un tubo di vetro aperto alledue estremità, una parte si volatilizza sen-za alcun cangiamento, e si sublima nelluogo più elevato del tubo, sotto forma dicristalli voluminosi e delicati. Ogni voltache si ripete la sublimazione, se ne de- 1compone una nuova quantità ; distillata ja secco, m una storta, non fornisce alcun |sublimato, ma si decompone ; stilla un oliodella consistenza del sego ed un liquido jammoniacale, che contiene del carbonato |e del solfoidrato di ammoniaca. Quandosi riscalda 1’ aposepedina sopra 1’ argentopulito, questo si annera, pel solfo che glicomunica ; a 14° è solubile in 22 parti diacqua, e la soluzione prontamente si pu-trefa, ed acquista un odore estremamentedisaggradevole. L’ aposepedina è pochis-simo solubile nell’ alcole ; col raffredda-mento della soluzione nell’alcole bollente