Laureola
Laudalo. Si dice talvolta impropria-mente per Ladano (V. questa parola).
(Alberti.)
LAUDEMIO, Somma di denaro chepagasi al proprietario da chi tiene un feu-do od un livello.
(Alberti.)
LAU.lIOoITE. Yarieta di mesotipafriabilissima che si divide al contatto del-1’ aria in piccoli frammenti prismatici irre-golari di color latteo un poco periato.Trovasi in una miniera di piombo dellaBretagna .
(Luigi Dossi.)
LAUREOLA. (Daphne laureola.Arbusto alto due o tre piedi, che cresce neiboschi, le cui foglie, e più ancora la cortec-cia, sono notabili per la loro acrimonia ecausticitèi. La scorza serve a preparare gliepispastici e le foglie a far decozioni chesi adoperano in alcune malattie. I conta-dini sì purgano qualche volta trangugian-do tre o quattro frutta di questa pianta, magli effetti che ne conseguono non sonosenza inconvenienti, e sarebbe cosa peri-colosa prenderne in dose più forte.
La laureola femmina o laureola meze-reo (Daphne mezereiun Lino.) che è unarboscello che cresce nei boschi di monta-gna in Francia ed in quasi tutto il restodell’ Europa , coltivasi nei giardini per labellezza dei suoi fiori, i quali hanno unodore assai grato, ma al quale non si puòesporsi senza pericolo, massime nelle stanzechiuse, poiché, a quanto dicesi,possono ca-gionare mali di testa e perfino sincopi.
Tutte le parti della pianta, ed in gene-rale quelle di quasi tutte le specie del ge-nere, sono acri oltremodo ; ed invero, unapiccola porzione della scorza se si appli-chi sulla pelle, la rende subito rossa, e puòin seguito produrvi vescica. Le foglie o que-sta scorza masticate producono in boccaun. bruciore insopportabile che dura perparecchie ore. Ove si continuasse a masti-Suppl. Dii. Teen. T. XFI.
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carie e si trangugiassero, determinerebbe-ro una infiammazione più o meno gagliar-da in tutti gli organi della deglutizione, epotrebbero cagionare i casi più gravi ed unvero avvelenamento. I mezzi migliori perrimediare ai perniciosi effetti del mezereopreso internamente, consistono nel faredapprima vomitare i malati e di poi nelfare loro inghiottire decozioni di piantemucilagginose.
I campagnuoli usano qualche volta perpurgarsi, i frutti del mezereo, inghiotten-doli interi, perchè riescono meno perico-losi: ma avviene spesso che questa pre-cauzione non basti e che cagionino sup-purgazioni accompagnate da forti dolori diventre. I farmacisti conoscono queste frut-ta col nome di coccognidio e di granigni-dio , i quali nomi non devono farli confon-dere coi frutti di un’altra laureola che è ildafne gnidio.
I Russi , i Tartari ed altri popoli dellaEuropa settentrionale adoperano le fruttadel mezereo contro la tosse convulsa econtro le quartane. Queste frutta mastican-dole sono in prima dolciastre e poi mani-festano un sapore acre, bruciante, causticoil quale dipende non dalla polpa, ma ben-sì dalla mandorla che contiene un olio fis-so di tale causticità che riesce deleterio permolli animali, non escluso 1’ uomo, cagio-nando ardore di fauci, sete, vomito cruen-to, dolori di ventre,febbre, diarrea e simili.
Le donne della Tartaria e della Russia si giovano delle qualità essutorie delle bac-che di mezereo come di un mezzo percomparire più belle, perciocché hanno co-stume di soifregarsi le gote con queste frut-ta o di bagnarsele con acqua nella qualesieno stati in macerazione, c così di pro-curarsi una infiammazione succutanea allaparte.
1 medici d’ordinario non adoperano chela scorza del mezereo e solamente ai-fi esterno come essulorio ed epispaslico.
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