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Tomo XXX. [Supplimento.]
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jjoa Laureola

I veterinari! pure se ne servono per faresetoni alle bestie. Quando questa scorza siamministra secca si fa macerare in acetoa fine di rammollirla e di accrescerne l’atti-vità. La decozione data internamente, èstata dal Russel annunziata utile nelle ma-lattie sifilitiche inveterate e ribelli e massi-me in quelle che attaccavano le ossa.

Guibourt insegnò nel modo seguentea preparare l’estratto alcolico di laureolaed a farne con questo una pomata pegliusi medici.

Si taglia minutamente, e si pesta in unmortaio di ferro la corteccia di laureolarecentemente seccata, umettandola con l’al-cole di 20 gradi, in modo di ridurla in unamassa polposa, Si tratta questa massa perdue o tre volte con l’alcole a 36 gradi a ba-gno-maria. Si spreme fortemente il residuoe si distilla la tintura alcolica, come si usacomunemente : si termina la evaporazionedelle ultime porzioni'di alcole o di acquain una ciotola a bagno-maria. L’ estrattoin tal modo ottenuto è odoroso e di colo-re verde carico.

Per fare poi la pomata prendonsi :

Estratto alcolico di laureola . i dramma

Sugna pura.9 once

Cera bianca.1 oncia.

Si discioglie l’estratto con un’ oncia di

alcole in una padelletta ; si aggiugne lagrascia e la cera, e si riscalda moderata-mente agitando continuamente fino a che1’ alcole sia evaporato ; si passa attraversoun pannolino e si cola in piccoli vaselli.

Con questo metodo la grascia ritienetutto ciò che è possibile di sciogliere del-1’ estratto di laureola, e la ponzata è real-mente quale piene richiesta di color verdepallido e senza odore.

11 nome di laureola viene da molti este-so anche a tutte le specie di dafne in ge-nerale, e perciò indicheremo brevemente

Laureola

gli usi principali di varie altre specie diqueste piante. La daphne timelea , quel-la alpina , e quella tarton-raira, ven-gono quasi tutte usate nei luoghi ove cre-scono per 1’ effetto purgativo delle lorofoglie. Gli antichi facevano pure grandeuso secondo Dioscoride e Plinio delle frut-ta del daphne gnidium per purgarsi, ma imoderni ne abbandonarono l’uso, riguar-dando queste frutta come acri, caustichee dannose. La decozione delle foglie tro-vossi debolmente purgativa, ma non sem-pre ad un modo e debolmente sicché nonsi adopera oggidì che la scorza di questodafne per medicamento essutorio. La da-phne cannabina è una specie che crescenelle foreste della Coccincina dove se neadopera la scorza per far carta,

Varii chimici dei più distinti occu-paronsi con qualche successo dell’ ana-lisi d’ alcune specie di dafne. La daphnealpina , la daphne mezereum , e la da-phne gnidium sono quelle principalmen-te, sulle quali il Vauqueliu, il Gmelin, ilBoer, il Gobel, il Willert e il Celinskyhanno meglio fermata la loro attenzione.

Il Vauquelin fino dal 1808, intrapresead esaminare chimicamente due dafni, ladaphne alpina e la daphne gnidium , egiunse ad isolare una sostanza di saporeacre, eccitante e persistente, volatilissima,che a guisa degli alcali reagiva sui coloriazzurri dei vegetabili, e restava salificatadagli acidi. Il perchè egli, avendola per unalcali di natura vegetabile e per principioattivo delle dafni, l’addimandò dafnina.Ma più tardi, cioè nel 1824, il medesimoVauquelin annunziò al pubblico alcunisuoi dubbi sulla realtà della esistenza, co-me alcali, di questa sostanza, imperciocchésospettò :

iChe la sua alcalinità potesse dipen-dere dalla presenza dell’ ammoniaca quivicombinala.

2.° Cho il principio irritante delle dal-