Lavatura
acqua prima che abbia perduto per lo sgoc-ciolaménto e per pressione tutto il liquidoche può separarsene, si formerà un mi-scuglio della soluzione con l’acqua, e se illiquido scola immediatamente, quantunquedi volume molto maggiore, tuttavia con-terrà appena in soluzione una quantità diprodotto poco maggiore di quello checonteneva la parte onde era imbevuto ilsolido e che sarebbe scolata la prima. Tut-tavia seguesi generalmente quest’ ultimamaniera di lavatura in moltissime circo-stanze, ed ognuno vede non doversi certa-mente esitare a sostituirvi una lavaturametodica. Suppongasi che una sostanza so-lida possa cedere all’acqua uno o più pro-dotti ; che se la imbeva di un volume diacqua uguale al suo e che si lasci sgoccia-re tutto ciò che può separarsene sponta-neamente; che questa quantità sia i 4/5della totalità del liquido adoperato cheavrebbe disciolto la metà del prodotto so-lubile; il quinto del liquido che rimane,conterrà un decimo della quantità totalesolubile, e quello scolato ne avrà trattoseco 4/10; versando sopra la massa unaquantità di acqua uguale alla prima, questascaccerà il liquido disciolto per isposla-mento o si mescerà con quello e discio-glierà il resto del prodotto solubile: se silascia sgocciare il liquido i 4/5 dm usci-ranno trarranno seco altri 4/ 10 e quelloche rimarrà nella massg ne conserverà 1/1 o.Un nuovo lavacro con uguale quantità diacqua darà un liquido che conterrà un de-cimo di prodotto solubile; scolandone quin-di i 4/5 non ne rimarrà nella massa chei/ 5 . È facile adunque adoperando quan-tità di acqua conosciute per ciascuna la-vatura di sapere con esattezza la propor-zione di materie insolubili che si lascia inun dato residuo. Se la massa che vuoisilavare può essere assoggettata ad una pres-sione,ciascun lavacro trae seco una maggiorquantità di prodotto solubile ; ma in ogni
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caso le ultime acque contengono sempreuna debole cjuantità del prodotto, e, ad ec-cezione di pochissimi casi, non sono talida potersi trattare utilmente ; ma in un la-voro continuato adoperansi queste acqueper le lavatine successive, facendole ripas-sare sopra sostanze nuove, ed in tal modosi evitano le perdite che si avrebbero rin-novando 1’ acqua ogni volta , e non assog-gettansi alla evaporazione od altre ope-razioni che occorrono, se non se liquidiche tengono in soluzione una grande quan-tità di materie.
Allorquando si comincia una lavaturae l’acqua versasi sopra una sostanza solida,talvolta la penetra difficilmente, si apre va-rie strade in mezzo alla massa toccandoappena alcuni punti di quella. Si riesce as-sai meglio mescendo la sostanza con l’acquaper farne una pasta più o meno solida cheintrodueesi nei vasi convenienti ; quandosi è separata per isgocciolamento tutta laquantità del liquido che può uscire dallamassa, la nuova quantità di acqua che visi aggiugne trovandola ugualmente bagna-ta con facilità la attraversa. Parecchie so-stanze organiche principalmente vannosoggette a presentare l’inconveniente ondeabbiamo parlato.
Allorquando si debbon adoperare persolventi 1’ alcole od altri liquidi volatili ènecessario aver cura di coprire i vasi perdiminuire la evaporazione, lasciandovi sol-tanto un’apertura assai piccola perchè pos-cia entrare 1’ aria, senza di che non po-trebbe aver luogo lo scorrimento del li-quido.
Per dare una prova evidente dell’utilitàdei lavacri, usati qual metodo di esaurimen-to, daremo qui la descrizione di un mecca-nismo di tal genere immaginato da Chaurnè,ingegnere francese , c da lui principalmenteapplicato all’estrazione dello zucchero dallacannamele e dalle barbabietole, ma che sa-rebbe suscettibile di molte altre applicazioni.