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Tomo XXX. [Supplimento.]
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LAVATURA

a quelle officine che operano a fuoco di-retto che a quella che agiscono a vaporedie procurano grande economia di com-bustibile. Osserva però che i suoi meto-di sono ugualmente applicabili agli appa-rati che richiedono poca acqua per l’estra-zione dello zucchero, e che questi neces-sariamente sono i più vantaggiosi.

Varii pratici credono che il lavoro afreddo sia preferibile a quello a caldo, al-tri credono il contrario, ma tutti accor-dano che la rapidità nell’operazione è unacondizione necessaria pel buon successo.L’apparato di Chaumè prestasi a qualsiasiprova di tal genere poteudovisi operarecon prestezza o lentamente, con acqua fred-da, tiepida o portata al grado di ebollizio-ne, e dice avere osservato che il meglio eradi lavorare ad un calore moderato, talecioè da riscaldare il vegetale nella caldaiadel suo esaurisucco a 60 gradi con pocaaggiunta di liquido. Ciò posto non restavache trovare il mezzo di aggiugnere menoacqua che fosse possibile al succo naturale,affinchè la spesa del combustibile per l’e-vaporazione del liquido aggiunto, perquanto sia diminuita, non rimanga pur taleda dover ricorrere alla pressione, malgradotutti i difetti che vi si riconoscono. E quin-di d’una grave importanza il trovare unamacchina che dia questi effetti, sia sem-plice e di un prezzo tanto moderato dapoter essere alla portata di tutti quelli chetanto in Europa come in America si occu-pano della fabbricazione dello zucchero.Cliaumè spera potersi considerare cometale quella presentata all’ Accademia diindustria di Parigi nel 1841 che può far-S1 di qual si voglia dimensione ed essereposta in moto a braccia d’ uomini, daglianimali o da qualsiasi altro motore. Com-ponesi d’ una piccolissima caldaia oblungaa fuoco nudo, se non si ha vapore nellostabilimento, oppure d’ una caldaia a dop-pio fondo, quando si abbia del vapore di-Suppl. Vii,, Tecn, T. XVI.

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sponibile. La canna schiacciata e macinatao la barbabietola affettata sottile o grattu-giata cadono in questa caldaia per subirviuna breve cuocitura che ne gonfia il tessu-to e lo ammollisce tanto più compiuta-mente quanto che il coltello o la grattugianon somministrando la sostanza che po-co a poco, questa vi si trova sempre in pic-colo volume, e vi è mesciuta con un li-quido del quale parleremo ben presto.La caldaia viene caricata da un capo escaricata dall’altro, in guisa che la materiariscaldata al grado che si desidera vienegettata sopra cilindri che girano controuna piastra elastica. Lo scopo di questomeccanismo è di ottenere una maggioredivisione e la rottura per soffregamentodegli otricoli saccariferi. Il suco che ri-sulta dalle due operazioni precedenti vierne raccolto e sfecciato a misura che siva formando. La polpa già spogliata diuna gran parte del suo succo viene diret-ta verso la parte inferiore di un bindolo acappelletti composto di 5 o a 60 vasi bu-cherati di capacità proporzionata alla quan-tità del lavoro che vuoisi ottenere. Questivasi di ferro, di rame, di zinco o d’altros’innalzano lentamente, ed alcuni agitato-ri mescono la materia con un liquido pro-veniente dalle due operazioni anzidette,nel qual modo si toglie alia polpa tutto lozucchero che vi era rimasto. Il liquido cheproviene dal bindolo viene diretto nellacaldaia mediante una piccola tromba cheè sempre in azione. Mano a mano che ivasi del bindolo giungono in alto, la polpa,che venne lavata per effetto del passaggiodel liquido dall’eltoai basso, cade sopra unterzo cilindro che anch’essp gira oontro unapiastra elastica ; ed è ivi innaffiata con unfiletto di acqua fredda 0 calda, la quantitàdella quale dee essere valutala per guisa dalimitarsi a quanto è strettamente necessa-rio per togliere alla polpa il poco zuc-chero che vi rimane. Finalmente quest*56