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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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incisione circolare al tronco di un albero,ovvero levando circolarmente un anellodi scorza senza toccare I’ alburno, col chevedesi sollecittnnente comparire nella par-te superiore il cercine suddetto.

Non è poi da passarsi sotto silenziouna maniera di circolazione scoperta dalCorti di Reggio in una pianta acquati-ca, che probabilmente è la chara jlcxi-lis di Linneo . Ya questa munita di tan-ti piccoli nodi vuoti, cilindrici, traspa-renti ed uniti 1’ uno all’ altro. A ciascunaarticolazione nascono diversi rami pari-mente articolati e disposti a stella. Ciascunnodo viene nella rispettiva articolazioneseparato da una linissima membrana, percui fra gli stessi nodi non si scorge comu-nicazione alcuna. Ognuno poi è riempiutodi un fluido acre, in cui nuotano corpic-ciuoli vescicolari di differente mole o figu-ra. Simili corpi si osservano poggiare colveicolo verso la sommità dei nodi, seguen-do od uno dei lati una linea parallela.Giunti poscia al diaframma che separa unnodo dall’ altro, scendono costeggiando1’ altro lato opposto alla base, da cui ri-prendono il loro movimento. In ciascuntubetto o nodo avvi una propria pavtico-lar circolazione, la quale si uniforma intutti, di modo che da un lato si scorgeche in tutti s’innalza il fluido e dall’ altroche si abbassa. Il movimento però si os-serva più rapido nei giovani rami, e mag-giormente ancora più nei polloncini, chenel tronco, nel quale è tuttavia più ra-pido che nelle radici. Se si scuote tutta lapianta la circolazione viene disordinata etutti i corpicciuoli si vedono sconvolti : ima cessata 1’ agitazione il loro movimentova ad essere tosto ripreso. Nel vuoto la .circolazione viene onninamente arrestata, iLa suddetta circolazione, al dire del Corti, isuccede in un distinto canale rinchiuso jnella corteccia, avendolo egli da questa |tratto fuori senza che abbia alla circola- i

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„ zione portato sconcerto di sorta. Rei no-di però non si può staccare senza appor-: tarvi lacerazione.

In mezzo però a tante disparità di opi-nioni, quella più generalmente adottata siè che la linfa possa salire e discenderepcgli stessi vasi secondo particolari cir-costanze. Didatti ascende pel calore delgiorno e si cala allorquando 1’ aria si èraffreddata. Questo fatto venne provato daBonnet, il quale dopo avere tagliato nellabella stagione un ramo di un albero, adat-tò al moncone reciso un tubo di vetro conmercurio. Vide quindi che la linfa, cheusciva da quello faceva di giorno innalzareil mercurio, mentre lo lasciava cadere al-1’ avvicinarsi della notte. Da simile risul-lamento adunque ha dedotto, che il motodella linfa, a guisa del mercurio o altro li-quore di un termometro, dipenda dallealternative del caldo e del freddo. All’ e-sperimento suddetto aggiugnere si possonoancora quelli del celebre Ilales. Fece que-sti nel mese di agosto di un anno moltoasciutto scavare al piede di un vigoro-so pero, mettendone così allo scopertouna radice del diametro di mezzo pollice.A questa tagliò 1’ apice, ed introdusse laparte recisa in un tubo di vetro del diame-tro di un pollice e della lunghezza di otto.Staccò superiormente il tubo e ve ne ag-giunse un altro del diametro di un quartodi pollice e della lunghezza di diciollo. Loriempì di acqua, e turatolo col dito lo ca-povolse immergendolo nel mercurio con-tenuto in un vaso sottoposto. La radicesucchiò 1’ acqua con tal forza che in seiminuti il mercurio s’ innalzò ad otto pol-lici nel piccolo tubo. Nel tempo in cuila radice assorbiva l’acqua, uscivano dallaferita molte hollicelle d’ aria, le quali ac-cumulandosi alla sommità del tubo piùgrande fecero che il mercurio nel susse-guente giorno si abbassasse di due polli-ci, come se 1’ apice della radice tuffasse