Linfa
non vi ha parte del tubo al dissopra perbilanciare l’attrazione dell’anello più bas-so, per grande che la supponiamo, ne ri-sulta che alcuna parte del liquido non èforzata a salire , e che in pari modoniente può uscire dal tubo. Ora poiché lalinfa scola dall’estremità superiore dei vasilinfatici delle piante, è evidente, che nonvi sale semplicemente per mezzo della suaattrazione capillare, ma bensì per qualchealtra causa.
E adunque impossibile spiegare il movi-mento della linfa nelle piante col mezzodi un principio qualunque chimico omeccanico ; e quegli che l’ attribuisce aquesti principii non si è formato un’ ideaesatta del soggetto. Si sa però che il ca-lore v’influisce, perchè Walker trovò che1’ ascesa della linfa è sensibilmente pro-mossa dal calore, e elio quando avevacominciato a fluire da molte incisioni, ilfreddo le impediva di spandersi pegli ori-fizii superiori, mentre continuava ancoraa fluire per aperture più basse. Ma questoeffetto non può essere attribuito alla forzadilatatrice del calorico ; perchè, a menoche i vasi linfatici dellepiante non fosseroprovveduti di valvule, la dilatazione sa-rebbe piuttosto causa di ritardo, che dìacceleramento pel movimento ascendentedella linfa.
Malpighi suppose, che l’ascesa dellalinfa fosse dovuta alla contrazione ed alladilatazione dell’ aria contenuta nei vasiove circola. Ma quantunque le tracheenon fossero che vasi aeriferi, la linfa inquesta ipotesi non potrebbe salire, cheoperandosi un cangiamento di temperatu-ra, il che è contrario al fatto. Abbandonan-do pure ogni obbiezione di questa natura,non si potrebbe con questa ipotesi spie-gare la circolazione della linfa, che colsupporre i vasi linfatici forniti di valvule.Ora le sperienze di Hales, e di Duharaelfanno vedere non essere possibile, che veSappi. Dii. Teon. T. WIII.
Linfa tjj
ne sieno, perchè i rami si imbevono diumidità quasi egualmente per 1’ una e per1’ altra estremità ; ed in conseguenza lalinfa si muove colla medesima facilità dalbasso in alto e dall'’ alto in basso ; cosache non potrebbe accadere se esistesserovalvule ne' vasi. E inoltre noto, come di-cemmo, che si possono convertire le radicidi un albero in rami, ed i rami in radici,coprendo i rami con terra, ed esponendole radici all’aria, e ciò pure sarebbe im-possibile se i vasi della linfa fossero fornitidi valvule.
Iledwig pensava doversi attribuire il mo-to della linfa ad una forza vitale sconosciuta,e Grew era nella persuasione che dipendessedalla struttura, cioè dal parenchima, i cuiotricelli inturgiditi comprimendo i tubisforzassero al movimento la linfa, entratanelle piante sotto forma di lievissimo va-pore. Ma anche a simile opinione è daopporsi che la linfa non si trova mai intale stato. In vero scarso si rinviene il tes-suto cellulare nel legno, e supposto an-cora che vi esistesse abbondantemente,non sarebbe però capace di comprimere irigidi vasi linfatici. Borelli, Delahire edHales suppongono 1’ esistenza di una so-stanza spugnosa, la quale, coprendo l’in-terno dei vasi, succhii ed innalzi la linfa dimaglia in maglia, nella guisa stessa che1’ acqua viene assorbita e succhiata dallacarta bibula o dalle spugne. Tollard èdi parere che l’acqua assorbita dalle pian-te abbia uno stimolo, la cui azione de-termini nelle piante la sua introduzionesuccessiva per mezzo di contrazioni e di-latazioni delle parti che s’imbevono. Sup-pone altresì nelle piante una irritazionepiù o meno distinta, la quale acceleri odiminuisca la prontezza del movimentodella linfa secondo le parti. Molti natura-listi hanno al pari sentito la necessità diun’ azione particolare ed hanno in conse-guenza attribuito questo movimento dellaa3