Lino
triplicata la semente impiegatavi, lo stelo!inoltre non potendo dare nè altrettanto filonè cosi buono come con l’ordinaria colti-vazione. E poi generale opinione, fondatasulle esperienze, che il seme del lino dege-nera, quando più volte di seguito sparsoviene nel medesimo clima ; ed ecco perchèi coltivatori della Fiandra, che aspiranosempre ad avere il lino più alto e più finopossibile, traggono ogni anno nuova se-mente dall’ Europa settentrionale , e prin-cipalmente da Riga, i cui dintorni pas-sano per darne la migliore, la più appro-priata cioè allo scopo di quei coltivatori.Nominato viene colà lino di fino , quelloche proviene da questa semenza torestiera,e lino di grosso , quello che risulta dallasemente prodotta nel paese. Si dice anzi,che i più scrupolosi fra quei coltivatorivendano ai fabbricatori d’ olio la semenzadella seconda generazione, per non altera-re la natura dei loro fili, e conservarela riputazione delle loro coltivazioni.
Non imprenderemo già a combattereun sistema di coltivazione fondato sullaesperienza d’un secolo, ma, permesso non-dimeno sarà credere che la vera causadella degenerazione di questa semenza di-penda unicamente dalla coltivazione con-tro natura, alla quale è stata sottomessa lapianta che la produce.
Per evitare una grande asportazione didanaro, parecchii scrittori suggeriscono aicoltivatori fiamminghi di rinnovare le lorosementi, facendole venire dal mezzodì dellaFrancia , ove il Bosc dice però non avereveduto mai coltivare il lino grande; potreb-besi dire loro in vece : Spargete il seme diquesta varietà rado abbastanza, perchè lepiante che ne provengono goder possanodi tutte le influenze dell’ atmosfera, e pro-durre altri semi più che mai sia possibilesviluppati ; imperciocché non è a prestarsifede ai buoni effetti della sostituzione dellesempnti. se non in quanto le sementi sosti-
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tuite sieno più grosse, più sode, più pe-santi, e delle più belle nate nel paese. Sisa del resto che gli Olandesi, i quali han-no la prerogativa di somministrare a queicoltivatori le sementi del lino di Riga,vendono loro in vece quasi sempre se-mente raccolta nella Zelanda , senza chenulla o poco si accorgano della differenza.
Molto importa che i semi sieno maturi,e si ha un indizio che non lo sieno seveggonsi meno grandi del solito, menopieni e per conseguenza meno duri e diun color bruno traente al verdastro. Seavessero maturato troppo presto su pian-te di una debole vegetazione, riescono piùpiccoli dell’ ordinario. Può la semente dellino conservarsi 3 a 4 anni in luogo asciuttoe ventilato, o, meglio ancora, nelle sue ca-psule, conservando tuttavia la sua proprietàgerminativa ; nulla ostante generalmenteritiensi che la più fresca si debba preferire,malgrado che Thaer suggerisca di conser-varla per due anni, e molti stimino piùbuona quella più vecchia. Distinguesi lamigliore ad un colore castagno non troppocupo, ma chiaro e lucido, ed al vedersigrossa, dura e pesante ; della durezza sigiudica prendendone fra le mani un pugnocomprimendola, ed infondendola nell’ a-cqua giudicasi del suo peso ; molti prefe-riscono eziandio il seme corto ed un pocorotondo. Il seme del lino marzuolo diffe-risce soltanto per essere più lucido, di mi-nore volume e di colore più chiaro. Eun’avvertenza da non trascurarsi quella dievitare che trovinsi insieme mesciuti i semidi qualità diverse di lino, e perchè que-ste maturano in diversi tempi e non sal-gono tutte ad uguali altezze, e perchèquelle che sono utili a coltivare pel loroseme non lo sono del pari per la qualitàdelle loro fibre.
Oltre allo scegliere il seme con tutte leprecedenti avvertenze, molto importa chesia ben netto e scevro da semi di tube