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cattive, e specialmente da quelli dellacamellina, della loglierello, del grongoe simili, poiché ben si vede che inutilesarebbe ogni cura per nettare il suolose poi vi si introducessero queste erbeall’ atto della semina. A tal fine crivellasiil seme del lino con istacci che lascinopassare i semi del lino e non quelli delloglio, o viceversa, variando la grandez-za dei fori secondo la qualità del seme dellino e secondo quella altresì degli altrisemi, dai quali se lo vuole separare.
La quantità del seme da spargersi va-jria secondo la natura e lo stato del fondo.Ove questo sia mediocremente compatto epingue, se ne richiede meno che quando
Lino
trovisi in circostanze opposte. Inoltre si av-verta che nel caso in cui abbiasi disegnodi raccogliere molta e bella semente, anziche abbondanti e sottili fusti, si seminapiuttosto rado ; e viceversa, quando si miraad un copioso e fino prodotto di fibre dilino. Nel Cremasco la quantità media è ditre quarti circa di staio ( 8 ll,- , 2 n) per ognipertica (y^'6) di terreno. Nell’agro bre-sciano se ne gettano tre o quattro quarte(38 a 5o litri) per piò (3a ari). I risul-tamenti che seguono, riferiti dal Trecco,mostrano quanto influisca sulla proporzio-ne del seme o degli steli ottenuta la quan-tità del seme impiegato. In una stessaquantità di terreno si ebbe
Seme impiegato .
misure 32
misure 73
Seme raccolto netto
5 I 2
.i85
Loglio separalo . . .
. . . . 64 .
.5
Lino ....:.
. mazzi 11 g
Si calcola, a termine medio, che occor-rano da io a 20 ettolitri di semente al-P ettaro, poiché una minor proporzionedarebbe le piante troppo rade, una mag-giore troppo fitte e soggette ad ingiallireal sopravvenire della pioggia.
Il tempo per la sémina varia primie-ramente secondo che il lino appartienea quella specie che si dice invernengo,la quale suol mettersi in terra primadell’ inverno, vale a dire in settembreed in ottobre, e quello che si dice mar-zuolo, il quale dee seminarsi verso il mesedi marzo ; sarebbe a decidere quale diquesti due tempi esser possa general-mente il più vantaggioso, essendo riserba-ta una tal decisione al clima ed alla naturadel suolo, ed aggiungerei anche alle cir-costanze atmosferiche, se concesso fossedi poterle preventivamente conoscere.
Di fatto, in un clima caldo o'd asciutto,per esempio, in Italia e nelle parti meridio-nali della Francia , ovvero in una terra assai
leggera, vantaggioso esser deve il seminareprima dell’ inverno, affinchè la pianta ap-profitti delle pioggie di quella stagione, edacquistato abbia allora una forza sufficienteper andare in seguito profondamente cer-cando quell’umidità, che le è necessaria;laddove in un clima freddo ed umido, inuna terra argillosa, attendere conviene, chel’acqua soprabbondante siasi evaporata,od infiltrata, poiché, come già si è detto,quell’ acqua nuocerebbe alla vegetazionedella giovane pianta. Giova osservar non-dimeno, 1 ’ esperienza avere provato, chequanto più il lino rimane in terra, tantopiù abbondanti e buoni diventano le suefibre, tanto più numerosi ed oleosi sirendono i suoi semi, e che all’ avvici-narsi del gran caldo cessando va il linodi crescere in altezza, ed altro non fa piùallora che perfezionare il suo stelo ed ilsuo seme. Tocca agli avveduti coltivatoritrarre da queste due osservazioni quelpartito che sarà più conveniente alla