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od un tempo piovoso ed il vento : quantoalla terra deesi avvertire che non sia gelata,poiché altrimenti il lino nasce difficilmen-te e le erbe cattive prevalendo soffocanoquelle pianticelle di esso che pur riman-gono in vita. Se il terreno è troppo aridoil lino nasce tardi ; se è troppo umido nonsi può sminuzzarlo convenientemente con1’ erpice e rimane troppo compresso dalcilindro e dai piedi degli animali. La con-dizione del suolo non troppo asciutto nètroppo umido è tanto necessaria pel rego-lare germogliamento del seme che, nel casoin cui non abbia piovuto da lungo tempo,i campi che si possono irrigare si innaf-fiano artilizialmente alquanto prima del-l’ultima aratura, affinché acquistino il gra-do opportuno di umidità.
Il metodo più comune di seminare illino è quello a manciate. A tal fine si at-taccano due o quattro buoi all’ erpice adenti lunghi. Il bifolco vi sta sopra calcan-do ora con un piede ora con l’altro 1’ er-pice, aizzando col pungolo i buoi. Scorrecosì più volte andando e ritornando perogni verso il campo, e rompe la cro-sta fetta nel verno. Dopo si attacca l’erpicecoi denti meno lunghi, e si fa lo stessoesercizio per ispezzare le zolle lasciateintatte dall’altro erpice. Terminata questaerpicatura, un uomo con forca di ferrova a stendere quei piccoli mucchi di terra,che alle volte hanno formato gli erpici inalcuna parte. Quegli che deve seminare,sparge la semente andando da una parte,e ritornando per 1’ altra dell’aiuola. Vienedopo un ragazzo con 1’ erpice leggero adenti corti, al quale è attaccato un caval-lo, o due piccoli buoi, per coprire lasemente, andando e venendo quattro ocinque volte per ogni aiuola. Coperte lesementi, succedono due donne con ra-strelli di legno leggeri a denti non tantolunghi, e stando una in un solco, e 1’ al-tra in un altro, pettinano 1’ aiuola legger-
Lino
mente, tirando coi rastrelli nel solco lepiccole zolle, le gramigne ed altre erbe ;alle donne tiene dietro un uomo per ri-vedere il lavoro da esse fatto e perfezio-narlo, trasportando fuori del campo lepiccole zolle e le gramigne. Nell’ agroCremasco e in qualche altro luogo, giun-to il tempo della seminagione, si ara dinuovo il campo per traverso prima dierpicarlo, per disotterrare le radici di er-be cattive che potessero esservi rimaste,e che germoglierebbero a danno dellapianta da coltivarsi. Del resto si procedecon le precauzioni e diligenze or oraaccennate. Nelle provincie di Pavia , diMilano e di Lodi non si concima mai ilfondo che dee ricevere il lino, nè lo siara più d’ una volta. Rotto il prato alcominciare del verno, o in febbraio, lo silascia così fino al tempo opportuno perla seminagione. Allora si mandano le don-ne con la zappa a smuovere e sminuzzareben bene tutta la superficie del campo,indi a perfezionare il lavoro coi rastrelli.Dopo ciò, ed anche prima di adoperare irastrelli, si sparge il seme a mano, nonaltrimenti che quello del lino invernengo,e lo si cuopre coi rastrelli medesimi, im-piegandosi in ciò molta pazienza e gran-dissima cura, pechè ad un tempo la super-ficie del seminato resti esattamente uguale,monda dalle gramigne, dai sassi, dalle ra-dici cattive d’ ogni sorta, e ridotta quasiin polvere. Chi manca di braccia, o nontrovasi in grado di far lavorare il terrenocon le zappe e coi rastrelli, fa eseguire lenecessarie operazioni cogli erpici. Alcunidopo gli anzidetti lavori, sogliono anche farpassare su tutto il campo un piccolo cilin-dro per uguagliare sempre più la super-ficie del terreno, e coprire maggiormentei semi.
Il metodo di spargere il seme a mancia-te sopra un’ ultima erpicatura o cilindra-tura, e di sotterrarlo è ben lungi dellessei e