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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Lino

dieci o quindici centimetri, locche avvieneai primi di maggio, bisogna irrigarlo, an-corché non ne abbia grand’ uopo , cor-rendo tiepida ed asciutta la stagione. Siavverta però, che ogni qual volta piovasul medesimo appena irrigato ingialliscee soffre assai ; mentre se la pioggia tardadue o tre dì che corrano sereni e quieti,il lino cresce a vista d’ occhio. La irri-gazione a quel lempb si crede di moltorilievo, e serve a tenere morbido il ter-reno. Continuando asciutto il tempo ecaldo, s’innallia poi ogni dieci o dodicigiorni sino al cominciamento della fiori-tura. I terreni leggieri hanno duopo d’ es-sere irrigati più spesso, meno i forti.

La irrigazione però decsi eseguire consommo riguardo : bisogna, che 1’ acquaentri per diverse chiaviche sul campoadagio adagio, e in quantità appena taleda inumidire il terreno. Se vi entrasse escorresse sopra con impeto, ammucchie-rebbe qua e là la terra, cagionando molteineguaglianze di superficie, per lo che nonsi avrebbe più una nascila uniforme dellino : e nel caso che 1’ adacquamento fossetroppo abbondante, molti semi correreb-bero rischio di marcire, anzi che germo-gliare. Dunque la irrigazione esser deeparca, lenta, e si ha da imitare nell’ ese-guirla il metodo da tutti i Fiamminghi.Usano questi altresì d’innaffiare la serastessa della seminagione il campo con le-tami liquidi, per umettare il suolo, e darvigore alla vegetazione del lino.

Intorno al modo di fare l’adacquamen-to, secondo diverse circostanze, il Trec-ce fa le osservazioni seguenti.

Se il campo è molto in declivio dallaparte più alta del campo si fa entrarel’acqua col mezzo delle solite chiaviche.Quando questa è arrivata a tre quartidel terreno, si chiudono le chiaviche d’in-gresso, e si aprono quelle di sfogo, ac-ciò si scarichi : perchè 1’ acqua giuntaSappi. Dii. Tecn. T. XP III.

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ai tre quarti del campo è sufficiente peradacquare il quarto di terreno che rimane.

Se il campo non ha declivio 1’ acquasi fa entrare come nel caso precedente,ma si lascia scorrere quasi all’ estremo delcampo, avvertendo, che se in tutti duequesti casi l’acqua rimanente non venisseassorbita dal terreno, si dee farla uscirecon canaletti condotti al fosso di scolo.L’ acqua che si ferma nuoce grandemen-te al lino. Questi canaletti sarà bene pre-pararli prima della semina del lino, ed èmolto meglio ridurre, sé possibile, il terre-no in un sufficiente scolo.

Se il canale dell’acqua fosse alla partepiù bassa del campo, bisogna sostenere1’ acqua in modo che si livelli con la par-te più alla, poi deviarla, come si è dettonei due casi precedenti.

Se nel campo vi fossero sili alti e bas-si, si fa alzare l’acqua sopra il campoin modo, clic vada a coprire i siti piùalti. Appena si sono scoperti questi sili,si fa tosto uscire l’acqua dal campo diri-gendola nel fosso di scolo col mezzo dicanaletti di dieci a dodici pollici di lar-ghezza fatti nel contorno dei siti più bassi,ne’ quali 1’ acqua si ferma, in guisa, che dasé stessa non può scolare. Un’ osservazio-ne di molto rilievo fatta da alcuni, si èquella che il lino adacquato dà più filobensì, ma meno bianco.

Eccettuato l’innaffiamento non soglion-si prestare altre cure al lino invernengo,tranne quella di svellere alla metà circadi aprile le piante estranee, dalle quali tro-vasi ingombro il terreno, affinchè quelledel lino possano crescere con più vigore.Questa sarchiatura è più necessaria pellino marzuolo, e deesi anche ripetere piùvolte, suolendosi fare la prima circa unmese dopo la seminagione quando lo stelodel lino è alto circa 4 centimetri da terra,levando allora diligentemente tutte le erbeche vi si trovano frammiste. Se anche pri—06