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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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Lino

da cui devono essere sempre sostenuti,ed un manipolo strappato che sia, potràunirvisi, senza che il pollice della sinistralo impedisca. La destra poi raccoglie unterzo manipolo, lo porge alla sinistra, che

10 prende con sole quattro dita senza ilpollice, e con esse lo cava. Allora questoterzo manipolo da sè stesso passa ad unir-si agli altri. Quando tutto questo lino ap-poggiato al braccio sinistro, e sostenutodalle quattro dita sicché non cada in ter-ra, è arrivato alla piegatura del gomito,1’ operaio si alza in piedi, e volge tuttoquesto lino, girandolo col braccio sinistroalla parte della coscia destra. In tale si-tuazione le radici passano* dove eran lecapsule o cime degli steli, e questi tutti sitrovano tra il fianco dell’ operaio, ed ilbraccio sinistro, dal quale esser devonosempre sostenuti, la mano destra restandoin libertà. Se le radici portassero secoqualche porzione di terra, l’operaio dà uncolpo col pugno, che sostiene il lino sulginocchio destro senza cangiare posituraal braccio sinistro, il che fa che la terra sistacchi dalle radici. Fatto ciò, la mano de-stra passa a sostenere il lino nel sito incui si trovava la sinistra, la quale allora sitrova in libertà, e passa subito a prendere

11 lino alla parte opposta del sito in cuitrovasi la destra.

Sostenuto il lino con ambe le mani,1’ operaio, stando diritto in piedi, allargaun poco gli steli del lino, poi s’incurva,e li presenta sul campo dalla parte dellecapsule a figura di ventaglio. Con la sini-stra tiene fermi gli steli, e con la destra ligira in guisa, che ne risultino varii fascetti.

Se il lino è diritto in piedi, si strappafacilmente e con prontezza, e gli steli rie-scono uguali, purché si abbia l’avverte-zadi strapparli vicino a terra per quanto sipuò. Se il lino è coricato, si richiede mol-ta fatica, molto tempo, e gli steli riesconodisordinati. Non è necessario legare i fa-

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scelti nel sito dove si uniscono le radici ;perché queste intralciandosi fra loro simantengono in tale figura. Le radici appe-na strappato il lino sono molto più pienedi umore delle capsule; quindi queste sipoggiano in terra, perchè quelle si ab-biano da seccare insieme cogli steli del li-no, lo che è il fine principale per cui selo mette in fascetti in piedi sul campo.

Gravissimo danno recasi al lino, se ap-pena strappato si lega e si lascia distesosul campo, od anche si trasporti a casa.In tutti questi casi il lino fermenta e pe-risce senza speranza di poterlo ricupe-rare.

Le erbe, che vi fossero fra il lino, sistrappano senza riguardo insieme con esso,perchè nel bagno periscono, non avendofibre testili; inoltre richiederebbesi troppotempo a strapparle con la certezza di met-ter in disordine il lino, il che sarebbe gra-ve male. Se in un campo vi fosse quantitàdi lino sottile, nello strappare, si separadal grossolano formando làscetti distinti.Se parte del lino fosse coricato, e partein piedi, quello si separa da questo, per-chè il primo richiede meno lungo bagnodel secondo.

La pioggia sul lino a fascetti in piedesul campo il primo giorno è buona, unaseconda pioggia gli leva un poco del suocolore. Quanto più durano le piogge tan-to più perde nel colorito, ma anche nellarobustezza. Se le piogge sono gagliarde,1’ acqua che dal terreno balza sugli stelidel lino, frammischiata di terra, lo imbrat-ta, e lo fa diventare negro, e coperto dipolvere nociva agli operai ed alle fibre.

I fascetti disfatti dal vento si devpnorimettere in piedi più presto che si può.Se il vento fosse accompagnato da pioggiasubito che il tempo lo permette, si ri-mettono così umidi, perchè se si aspet-tasse che fossero secchi, non ripiglierebbe-ro mai più la loro forma, e restando