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Tomo XXXII. [Supplimento.]
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schiacciati in terra, ne verrebbero i disor-dini indicati più addietro.

Si dee lasciare il lino in fascetti in pie-di sul campo fino a tanto che sia ben sec-co, il che ordinariamente succede tre oquattro giorni dopo eh’ è stato strappatoe posto in fascetti, purché la stagione cor-risponda. Se in queste giornate, o dopocontinuasse a piovere, il lino si lascia infascetti ritti sul campo. Se si trasporta acasa così bagnato con intenzione di sal-varlo perisce, attesa la fermentazione chesuccede mettendolo unito. AH’ opposto, èpossibile salvarlo tutto od almeno in parte.

Prima di legale i fascetti, bisogna allar-garli sul campo. Questa operazione si fadopo che sono ben secchi dentro e fuori,in giornata di sole cocente, e non mai intempo nuvoloso. Si comincia questa opera-zione in tale ora della giornata, secondola quantità del lino, che due ore innanzi altramonto circa sia tutto condotto a casa,per cogliere i momenti che sia ben secco,nè fermenti e perisca. Da questa diligenzasopra tutto dipende la salute del lino.

Si aprono i fascelti esponendo al sole iloro steli interni che sono meno asciutti de-gli esterni, e si collocano due a due unpresso 1’ altro in modo che le capsule sie-no volte alla parte del sole. Si lascianod’ ordinario così allargati due ore circaprima di legarli, il che dipende dal tempoche richiedesi perchè sieno ben secchi. Senel momento che i fascetti sono allargatipiovesse, bisogna più presto che si puòrimetterli di nuovo in piedi, perchè lepiante di lino, che toccano terra, difficil-mente si asciugano ; anzi il sole, che so-pravviene, fa esalare l’umidità dal terreno,il lino fermenta, e perde della sua robu-stezza. Quindi se la giornata minacciassetemporale, non si allargano mai i fascettidel lino.

Per legare i fascetti, l’operaio si presen-ta alla parte delle capsule di quelli già al-

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largati, ed applica al di sopra un legamedi giunchi o di salice. Prende i capi di que-sto legame uno con la destra, e l’altro conla sinistra, li fa passare per di sotto al li-no senza sollevarlo da terra, per non dis-ordinare gli steli, cangiando pure al disotto i capi del legame, i quali essendoportati al di sopra, striuge e lega con forzail lino sicché le capsule vengano a forma-re un fiocco. Legato così il fascelto quan-do è ben secco lo getta sul campo, ovverose le capsule avessero qualche poca d’ u-midità, lo mette in piedi. Se rimanesselino da legare verso il tramonto del sole,si tralascia di farlo, e si rimette in piedi,perchè 1’ umido del terreno nella nottenon gli faccia danno, avvertendo di for-mare uij solo fascetto del lino ogni due,senza separarlo come era prima.

Se succedesse una pioggia improvvisadopo aver legato in fascetti, si dee preser-varlo da essa disponendo questi così, chene risulti un mucchio fatto a pane di zuc-chero, cha da’ Cremaschi chiamasi birla , esi fa come segue.

Nei sili più alti del campo si collocanoi fascetti uno presso l’altro in circolo, perguisa che in mezzo vi resti uno spaziocircolare vuoto. Questo spazio si fa mag-giore o minore secondo la quantità dei fa-scetti sul campo. Sopra questo strato sene pone un altro simile, in modo che ilsito dei legami loro corrisponda all’ estre-mità dei fiocchi dei fascetti contigui sotto-posti, e così di seguito. Disposti così treo quattro strati di questi fascetti il vuotocircolare diventa profondo, ed in cima siristringe. Quella profondità o vano siriempie di fascetti fino ai fiocchi della se-rie superiore, per non impedire lo stratoche* in seguito si va facendo. Alzandosi glistrati si forma un’ altra profondità che dinuovo si riempie di fascetti, come poco fasi è dello. Essendo che quanto più cresco-no gli strati, la bocca del mucchio si va